‘Ndrangheta: a Reggio Calabria arrestato il boss Santo Vottari

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‘Ndrangheta: a Reggio Calabria arrestato il boss Santo Vottari

'Ndrangheta: a Reggio Calabria arrestato il boss Santo Vottari

I carabinieri di Reggio Calabria hanno arrestato all’alba il boss della ‘ndrangheta Santo Vottari. Coinvolto nella faida di San Luca, era latitante dal 2007.

Stava nascosto in un minuscolo bunker sito all’interno di un altro bunker più grande in un edificio di contrada Ricciolino di Benestare. Lì è stato trovato dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e tratto in arresto alle prime luci dell’alba. Il boss 45enne Santo Vottari era latitante dal 2007 e deve scontare una condanna a dieci anni di reclusione per associazione mafiosa. Vottari è ritenuto il capo dell’omonima cosca della ‘Ndrangheta ed è stato imputato nel processo relativo alla faida di San Luca, che oppose le famiglie Pelle-Vottari e Nirta-Strangio.

Il bunker dentro cui Santo Vottari viveva si trovava all’ultimo piano di un palazzo nel quale ne erano presenti almeno altri quattro. Dall’interno del rifugio del boss, attraverso una botola, si accedeva a un altro bunker più piccolo, probabilmente pensato per nascondersi solo poche ore nel corso di eventuali controlli da parte di forze dell’ordine o famiglie rivali.

Ma neppure questo è bastato a depistare i carabinieri, che hanno trovato Vottari e l’hanno arrestato.

Santo Vottari era ricercato da quando scattò l’operazione Fehida, a seguito della strage di Duisburg del Ferragosto del 2007. Il boss, infatti, è considerato uno degli organizzatori della strage del Natale 2006, in cui morì Maria Strangio, moglie di Gianluca Nirta, tra i vertici del clan omonimo, e rimasero ferite altre quattro persone, tra cui un bambino di appena 5 anni. Dall’agguato compiuto nel 2006 sarebbe partita la faida che è poi culminata l’estate successiva nell’uccisione di sette persone legate alla famiglia rivale nella città tedesca.

Dall’accusa di omicidio Santo Vottari è stato assolto sia in primo che in secondo grado, mentre ha ricevuto una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa. Il processo è stato celebrato in contumacia, perché il boss – come molti altri esponenti di spicco della famiglia Pelle-Vottari – ha fatto perdere le proprie tracce poco dopo la strage del Natale 2006 per evitare ritorsioni da parte dei Nirta-Strangio.

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