Parmigiano Reggiano, prosciutto, vino: furti all’italiana

Economia

Parmigiano Reggiano, prosciutto, vino: furti all’italiana

Parmigiano Reggiano, prosciutto, vino: furti all'italiana
Parmigiano Reggiano, prosciutto, vino: furti all'italiana

Il valore delle specialità locali italiane è così elevato che i produttori di Parmigiano Reggiano, di prosciutto di Parma o di vino sono diventati gli obiettivi della criminalità organizzata.

A che pro puntare una gioielleria, o una banca,quando ci si può accontentare di un bottino di un valore equivalente ma procacciato in una macelleria di quartiere o in una cantina vinicola sperduta in campagna? Credendo i giornali italiani e le loro pagine piene di fatti attuali, il valore dei prodotti artigianali e delle specialità culinarie locali italiane è d’altronde perfettamente conosciuto dai malfattori.

Recentemente, il furto di centinaia di casse di Barolo ha confermato l’ampiezza del fenomeno. Riassumendo si può dire che, in poco tempo, di mese in mese, sono state derubate quasi 400 casse di questo vino costoso, d’origine controllata, in due proprietà del Piemonte. L’importo del bottino: 180.000 euro.

I ladri “sono stati circa tre ore sul posto ed hanno agito con molto calma …” ha raccontato al Wine Spectator Marco Parusso, proprietario di una delle due proprietà svaligiate, dopo aver osservato le registrazioni delle telecamere di sorveglianza.

Per riappropriarsi delle sue bottiglie, conta ormai sulla cooperazione dei ristoratori e sull’aiuto della polizia.

Un’identità in pericolo?

In questi ultimi anni, in Italia, “i furti” di questo genere, spesso avvenuti in zone rurali, si sono moltiplicati ed hanno accolto anche molte vocazioni nelle varie organizzazioni criminali del paese – il cui appetito per il denaro facile non è più da mettere in dubbio, soprattutto quando è accessibile correndo dei rischi davvero minimi.

I vini rari non sono certamente gli unici prodotti a trovarsi nel mirino. Al di là delle proprietà vinicole, nel 2015, sono stati commessi 2570 furti in diverse aziende agricole in tutta Italia, secondo le autorità del paese. Casse di vino, forme di Parmigiano Reggiano, mozzarella o pezzi di prosciutto di Parma … Nessuna specialità è salva finché ha valore agli occhi dei malfattori.

I giornali locali rievocano regolarmente questi fatti. “Questi furti sono piuttosto considerati come regolari questioni presenti nel nostro paese, piuttosto che come un fenomeno sociale, spiega Philippe Ridet, giornalista di Le Monde, che ha appena lasciato il posto di corrispondente in Italia che occupava da 8 anni.

Ma la stampa ne parla poiché si tratta di ricchezze locali e poiché questi furti rappresentano somme abbastanza importanti”. I media, comunque, oltre che di un aspetto strettamente finanziario, tengono anche conto dell’idea che i malfattori si attaccano fortemente ad un simbolo.

L’Italia è un paese di province, di regioni, e di terreni. Allora, inevitabilmente, con questi furti, è una parte dell’identità del paese che scompare. È forse un po’ esagerato, detto in questo modo, ma, a livello locale, si trova lo stesso sentimento nella reazione della gente”.

Olivier Tosseri, corrispondente di ìTelé a Roma, condivide quest’idea.

L’Italia è un paese che conserva un vero patriottismo culinario, una vera relazione con il cibo, molto di più che la Francia, ad esempio. Tuttavia, anche se la stampa diffonde regolarmente casi di contraffazione o di scandali alimentari, l’italiano, eccetto i piccoli produttori direttamente coinvolti o un rischio grave per la salute pubblica, non vi presterà una grande attenzione.

Il francese si lamenterà dei falsi camembert in Germania?”

Un francese vedrà allo stesso modo una lacerazione e un attacco diretto al suo patrimonio culinario in un furto di confezioni di foie gras nel sud – ovest, di ostriche a Marennes – Oléron o di tartufi nel Périgord? Forse. L’Italia resta, tuttavia, un caso a parte riguardo alla frequenza e alla ripetizione di questi furti.

I prodotti regionali e locali sono un simbolo al quale gli italiani sono fortementi legati, certamente, ma ciò non li disturberà quotidianamente. Bisogna dire che, generalmente, gli italiani sanno che continueranno a consumare prodotti di qualità in quanto sanno dove procurarli.”

Dissimulazione e contrabbando

Anche il Parmigiano ha attirato lo sguardo dei malviventi. Nel corso degli ultimi due anni, sono quasi 15.000 le forme di Parmigiano Reggiano – un formaggio italiano tipico a base di latte di mucca prodotto nelle città di Modena, Bologna, Parma o Reggio Emilia – ad essere state derubate.

Il mancato profitto per i produttori ammonta a sei milioni di euro, riportava Riccardo Deserti, responsabile del consorzio dei produttori di parmigiano, a La Stampa, nell’aprile 2016.

Una volta rubate, le forme di parmigiano – il cui prezzo di vendita si aggira intorno ai 400 euro – sono tagliate, o grattugiate, per non essere più identificabili o rintracciabili attraverso il numero scritto sulla crosta. Il formaggio è in seguito rivenduto ai mercati del sud Italia o spedito ai paesi dell’Est, “poco interessati all’origine dei prodotti”, scriveva Philippe Ridet, su Le Monde, nell’aprile 2016, dopo un ennesimo furto constatato, questa volta, vicino Reggio Emilia.

Il parmigiano, la cui produzione è strettamente controllata in Italia, è un prodotto raro, caro e prezioso. Nel 2011, uno studio britannico del Center for Retail Research rivelava che il formaggio era il prodotto alimentare più derubato nel mondo. Secondo i loro calcoli, il 4% del formaggio prodotto in Europa finiva nelle mani dei ladri.

In un’Italia già colpita dalle falsificazioni di mozzarella e olio d’oliva, il Parmigiano Reggiano, come il Grana Padano, non è certo risparmiato. Questi sono stati anche i prodotti più rubati nei supermercati e nei negozi alimentari italiani nel corso dell’anno 2015, ricorda Il Sole 24 Ore.

Un sistema “molto ben organizzato”

E questo accade, grazie ad un sistema “molto ben organizzato” sottolineava Riccardo Deserti. “Il modus operandi di questi furti è sempre lo stesso. Scovano dei depositi isolati, in zone rurali e colpiscono in piena notte. Caricano la merce rubata nei cofani dei furgoni e filano a gambe levate” riassume l’antenna italiana di The Local. E, abbastanza logicamente, i furti diventano numerosi nei periodi in cui la richiesta è alle stelle, ad esempio quando le feste di Natale o di Pasqua si avvicinano.

La natura di questi furti ricorda, in parte, quelli osservati nel nord dell’Italia, alla fine dell’anno 2000. Allora, i malfattori – di cui si sospettavano legami con organizzazioni mafiose, si nascondevano vicino alle stazioni di servizio dell’autostrada che collega Bologna e Milano e attendevano che i camionisti scendessero per andare a prendere un caffè.

Dopo averli sequestrati e attaccati i malviventi fuggivano con il loro camion pieno di forme di parmigiano.

Un fenomeno nazionale

Numerose sono le regioni del paese colpite dal fenomeno, tanto nelle aziende agricole, le cooperative casearie, le cantine quanto le celle frigo dei ristoranti. Parma, Firenze, Napoli, Brindisi … È difficile oggi tenere il conto di questi furti, sia il loro numero che la frequenza sono davvero elevati. Il furto di molti chili di prosciutto a Giuliano in Campania, nella periferia di Napoli, nell’ottobre 2015, fu anche filmato.

Attualmente, la polizia italiana non si è ancora dotata di un servizio e di una forza d’intervento dedicato all’arresto di ladri di parmigiano o di salumi (come per i furti di opere d’arte, la lotta antimafia o antiterrorista). Tuttavia, sembra avere preso in considerazione la misura del fenomeno e le sue conseguenze drammatiche per i piccoli produttori, gli artigiani e le piccole cooperative.

Questi ultimi mesi, è riuscita a smantellare molte reti organizzate e specializzate in questo tipo di latrocini. Ma non ha ancora vinto del tutto, come lo ha dimostrato la tavola rotonda organizzata tra i produttori e le forze dell’ordine, il 5 aprile 2016, a Reggio Emilia riassunta così da Le Monde:

Prima constatazione: i furti diminuiscono. Seconda constatazione: limporto dei latrocini è in rialzo. Conclusione, i ladri di parmigiano rubano meno spesso ma il loro bottino è più importante.”

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