Referendum Brexit, seggi aperti: 46.5 milioni al voto

Referendum Brexit, seggi aperti: 46.5 milioni al voto

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Referendum Brexit, seggi aperti: 46.5 milioni al voto

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Oggi è il giorno decisivo, quello in cui gli elettori britannici sono chiamati a esprimersi per il referendum Brexit: 46.5 milioni alle urne.

E’ iniziata la giornata del voto: 46.5 milioni di cittadini britannici alle urne per il referendum Brexit.

Seggi aperti fra le 7 e le 22: voto decisivo

I seggi sono stati aperti questa mattina alle 7 e chiuderanno stasera alle 22. Saranno 46.5 milioni gli elettori britannici chiamati a esprimere il loro parere: “il Regno Unito deve rimanere un membro dell’Unione Europea o uscire dall’Unione Europea?“. Remain or Leave, queste le due opzioni, mentre sul possibile risultato finale regna la massima incertezza.

Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, i due schieramenti sono divisi al massimo da un solo punto percentuale (media di tutti i sondaggi disponibili). Troppo poco perché gli analisti possano sbilanciarsi in una qualunque previsione. La triste vicenda dell’assassinio della laburista Jo Cox ha dato una connotazione di violenza a un dibattito politico molto duro, nel quale non sono intervenuti soltanto gli esponenti della politica britannica.

Remain or Leave: referendum voluto da Cameron

E’ stato l’attuale premier Cameron a promuovere il referendum Brexit ed è proprio Cameron a lanciare gli appelli più accorati affinché i britannici scelgano di rimanere dell’Ue.

L’uomo simbolo del fronte “Leave”, invece, è l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, da molti indicato come pretendente al ruolo di premier.

Negli ultimi giorni sulla Brexit si sono registrati diversi interventi. Mario Draghi, presidente della Bce, ha assicurato che l’istituto da lui guidato sarebbe pronto ad affrontare qualunque esito del referendum Brexit. Ieri, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, nell’augurarsi che la Gran Bretagna scelga di rimanere nell’Ue, ha sottolineato che, in caso di vittoria del “Leave”, non ci saranno negoziati di alcun genere: “fuori è fuori”, ha detto Juncker.

Sul fronte delle ripercussioni economiche sono stati in molti a fare previsioni, fra chi ha assicurato che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue avrebbe effetti catastrofici e chi si è invece detto certo del contrario. Nei giorni scorsi, anche la presidente del Fmi Christine Lagarde ha detto la sua, asserendo che una eventuale vittoria del “Leave” avrebbe ripercussioni anche sul mercato americano, pur senza ingenerare alcun fenomeno recessivo.

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