La morte di Abderrahim Fakir il 42enne deceduto durante un fermo di polizia al Pilastro di Bologna, continua a suscitare tensioni e dibattiti. La vicenda ha portato a proteste, indagini approfondite e accuse di pressioni politiche sulle istituzioni coinvolte.
Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha visitato la Questura di Bologna per esprimere vicinanza agli agenti, in particolare dopo gli scontri seguiti alla morte di Fakir.
La visita è stata seguita da un incontro con la sorella e la nipote del 42enne, che hanno espresso fiducia nella giustizia italiana.
Le indagini e le pressioni politiche
L’inchiesta della Procura di Bologna è in corso e nei prossimi giorni saranno ascoltati i testimoni oculari e chi ha chiamato il 118. Tra i convocati ci saranno anche le persone che hanno aiutato gli agenti a immobilizzare Fakir, come mostrato nei video pubblicati.
Il legale della famiglia di Fakir, Fabio Anselmo ha richiesto che le indagini siano affidate a un altro corpo investigativo, citando fortissime pressioni politiche sulla Questura di Bologna. Secondo Anselmo, ministri ed esponenti della maggioranza hanno proclamato pubblicamente l’innocenza degli agenti, creando un clima incompatibile con la serenità necessaria per un’inchiesta delicata.
I sindacati di polizia hanno replicato, accusando Anselmo di voler delegittimare gli agenti e la Procura, insinuando che magistrati e investigatori possano essere condizionati da pressioni politiche senza offrire elementi concreti.
Nuovi sviluppi nelle indagini
Giovedì prossimo, 30 luglio, è previsto un accertamento irripetibile sul cellulare di Fakir, affidato all’ingegnere informatico Giuseppe Ferraro. I legali degli indagati e della famiglia potranno nominare i propri consulenti di parte.
L’avvocato degli agenti, Gabriele Bordoni chiederà alla Procura di estendere l’elaborazione del consulente anche all’estrazione e miglioramento della qualità dei video acquisiti. Questi stessi video sono al centro di una denuncia presentata da Anselmo per rivelazioni d’atti d’ufficio.
Le proteste e la risposta della comunità
A due giorni dalla manifestazione che ha attraversato le strade del Pilastro, il Comitato MuBasta ha tracciato un bilancio della mobilitazione, definendola partecipata e determinata. La protesta ha visto la partecipazione di residenti del quartiere e della comunità marocchina, che hanno espresso il loro dolore e la loro rabbia contro il razzismo e la violenza istituzionale.
MuBasta ha criticato il dibattito pubblico che ha cercato di spostare l’attenzione sulla storia personale di Fakir, sottolineando che nessuna fragilità giustifica un’uccisione. Il comitato ha ribadito la volontà di continuare a sostenere la famiglia di Fakir e di promuovere nuove iniziative per chiedere verità e giustizia.
La manifestazione ha richiamato oltre duemila persone, tra residenti del Pilastro, rappresentanti della comunità marocchina, associazioni, sindacati e attivisti, mostrando la determinazione della comunità a non accettare strumentalizzazioni e a continuare la lotta per la giustizia.
