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Abruzzo, primo caso di Langya

Un nuovo virus apparso in Cina, il Langya, noto come LayV, è stato individuato in Abruzzo.

Abruzzo, un nuovo virus: primo caso di Langya. Ecco cosa provoca

I decessi Covid in Abruzzo tornano a salire, tuttavia diminuiscono i ricoveri ed il tasso di positività: è attualmente questa la situazione che viene a galla dall’ultimo aggiornamento sull’andamento della pandemia.

Decessi covid in aumento in Abruzzo

Sullo sfondo resta l’incognita di un possibile effetto Ferragosto, che potrebbe far crescere di nuovo i contagi.

A dire la sua sulla situazione, è il dottor Alessandro Grimaldi, direttore di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila:

“Siamo in una fase di rallentamento della curva, ma vengono eseguiti anche meno tamponi. Non sarà sempre così e un possibile effetto del Ferragosto lo vedremo tra qualche giorno. Quello che è evidente è che i decessi sono ancora alti e i più colpiti sono fragili e anziani”.

Dal Covid al Monkeypox: i virus che spaventano l’Abruzzo 

Ponendo lo sguardo sui diversi virus che al momento destano preoccupazione, in Abruzzo il 17 agosto sono stati registrati 527.007 casi di Covid, 2 di Monkeypox ed uno di febbre Dengue, o virus delle zanzare.

Primo caso di Langya in Abruzzo

Ciononostante, a questi ultimi si è aggiunto anche un nuovo virus apparso in Cina, che fa parte della famiglia dei paramyxovirus: il Langya, noto come LayV, che ha un’alta mortalità. Al presente, non vi è alcun avviso sul fatto che il virus possa diffondersi da uomo a uomo, tuttavia tenendo in considerazione i salti di specie che i virus sono capaci di attuare, non si può escludere niente.

“Deforestazione, cambiamenti climatici, aumento della popolazione, l’invasione umana di habitat naturali, tutti fattori che favoriscono il contatto con gli animali e spingono animali selvatici a spostarsi in aree urbanizzate. Dall’ultimo numero di Nature sembra poi sempre più accreditata l’ipotesi che la pandemia da Covid sia partita dal mercato di Wuhan, un wet market, e che si sia diffusa così rapidamente grazie a una serie di eventi di massa”.

Comunque:

“Nonostante l’avanzamento delle tecnologie e della farmaceutica, il rischio è sempre più elevato, basti pensare che la globalizzazione oggi permette a un contagiato nel Sud-est asiatico di arrivare in Europa in poco tempo.”

Grimaldi spiega anche che ci sono stati già casi di Dengue in passato:

“Abbiamo avuto qualche caso di importazione negli anni scorsi – prosegue – Come Dengue ci sono poi West Nile e Chikungunya, trasmessi sempre dalle zanzare. Al momento non si registra alcun allarme, ma più aumentano le devastazioni dell’ambiente e più il rischio sale”.

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