Nel corso delle celebrazioni del 25 Aprile a Roma, due partecipanti all’iniziativa dell’ANPI sono stati colpiti da colpi esplosi con una pistola considerata di tipo softair. I due, entrambi sulla cinquantina e riconoscibili per il fazzoletto dell’Associazione partigiani al collo, stavano passeggiando nella zona di Parco Schuster quando sono stati raggiunti dai proiettili.
Il fatto ha suscitato preoccupazione tra i presenti e ha spinto i manifestanti a segnalare subito l’accaduto agli organizzatori e alle forze dell’ordine presenti.
Secondo quanto ricostruito, la coppia si era temporaneamente allontanata dal corteo per cercare una gelateria quando un uomo a bordo di uno scooter chiaro si è avvicinato. L’aggressore indossava un casco integrale e una giacca mimetica che poteva richiamare un abbigliamento di tipo militare; da una distanza stimata attorno ai dieci metri avrebbe estratto rapidamente una pistola ad aria compressa e sparato, colpendo la donna alla spalla e l’uomo al viso e alla mano.
La dinamica dell’aggressione
Le testimonianze raccolte descrivono un’azione fulminea e mirata: lo scooter si sarebbe fermato per un istante, il conducente avrebbe puntato e premuto il grilletto più volte, quindi sarebbe ripartito per dileguarsi. Sul posto gli operatori hanno rinvenuto numerosi piccoli piombini bianchi — materiali compatibili con l’impiego di una arma ad aria compressa di tipo softair — che sono stati posti sotto sequestro per gli accertamenti balistici.
I feriti si sono rivolti al presidio medico allestito per la manifestazione, dove sono stati medicati e dichiarati con lievi lesioni.
La versione delle vittime
La donna ferita ha raccontato di aver visto un giovane con casco puntare l’arma e di essere stata colpita ripetutamente insieme alla persona che l’accompagnava. Entrambi si sono detti «scossi e indignati», sottolineando la necessità di non abbassare la guardia durante eventi pubblici. Dal loro racconto emerge anche la paura diffusa tra i partecipanti, per un gesto che secondo l’ANPI ha sapore di intimidazione politica e che l’associazione ha condannato con fermezza.
Le indagini della polizia
La polizia scientifica ha eseguito rilievi in via delle Sette Chiese e nelle vie limitrofe per ricostruire la scena. Gli investigatori hanno sentito a lungo la coppia in commissariato e raccolto le dichiarazioni utili a definire movimenti e tempistica dell’accaduto. Al momento le operazioni sono concentrate sull’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private, con l’obiettivo di individuare lo scooter e la targa, oltre ai percorsi dell’uomo prima e dopo l’episodio.
Possibili ipotesi di reato
Gli inquirenti valutano l’ipotesi di lesioni aggravate e non escludono che il fascicolo venga portato all’attenzione della Procura, con la possibilità che la prima informativa finisca anche alla competente sezione. Il ritrovamento dei piombini è un elemento probatorio che potrà collegare il mezzo o l’arma all’autore: gli accertamenti tecnici dovranno stabilire calibro, provenienza del materiale e compatibilità con eventuali reperti.
Reazioni pubbliche e conclusioni
Dall’ANPI è arrivata una forte condanna dell’episodio, descritto come un «agguato» che colpisce non solo le persone coinvolte ma l’intera comunità dei manifestanti e dei cittadini presenti. L’associazione ha richiesto che i responsabili vengano individuati e assicurati alla giustizia, ribadendo l’importanza delle manifestazioni pubbliche come presidio della memoria e della democrazia. Nel frattempo le verifiche procedono e la polizia continua la ricerca del soggetto con la giacca mimetica, mentre le autorità invitano chiunque abbia informazioni a farsi avanti.