Il Kashmir amministrato dal Pakistan è stato teatro di violenti scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, con un bilancio di almeno 11 morti e oltre 70 feriti. Gli incidenti sono avvenuti a Rawalakot, capitale del distretto di Poonch, in previsione di una grande manifestazione organizzata dal Jammu Kashmir Joint Awami Action Committee (JAAC)un gruppo della società civile dichiarato illegale.
Le autorità hanno schierato truppe paramilitari e emesso un severo avviso di viaggio prima della protesta prevista per martedì, che si è svolta nonostante le restrizioni. La situazione è esplosa dopo che la Corte Suprema del Kashmir amministrato dal Pakistan ha stabilito che i 12 seggi riservati ai rifugiati del Kashmir amministrato dall’India sono protetti dalla costituzione e non possono essere aboliti senza una modifica costituzionale.
Le cause delle proteste
Le proteste sono scaturite dalla decisione del governo locale di vietare il JAAC, un’organizzazione che rappresenta commercianti e gruppi della società civile. Il JAAC chiede l’abolizione dei seggi riservati ai rifugiati, sostenendo che tutti i seggi del legislativo dovrebbero essere assegnati ai residenti del Kashmir amministrato dal Pakistan.
Il commissario del distretto di Poonch, Sardar Waheed Khan, ha dichiarato che quattro agenti di polizia e un passante sono morti dopo che ‘elementi criminali’ hanno aperto il fuoco contro di loro. Sei manifestanti sono stati uccisi in risposta alle azioni delle forze dell’ordine. Il capo della polizia, Liaqat Malik, ha riferito che 23 agenti di sicurezza e 50 manifestanti sono rimasti feriti negli scontri di domenica.
Le dichiarazioni delle parti coinvolte
Shaukat Nawaz Mir, leader del JAAC, ha accusato le autorità di aver scatenato una ‘strage’ a Rawalakot. Khan, il commissario di polizia, ha respinto queste accuse, affermando che l’azione dello Stato era volta a ripristinare l’ordine pubblico. Le forze di sicurezza hanno disperso la folla e ripristinato l’ordine dopo che i sostenitori del JAAC hanno aperto il fuoco e circondato l’ospedale militare combinato, interrompendo i servizi medici.
Il contesto politico
Il Kashmir è una regione himalayana contesa, rivendicata integralmente sia dall’India che dal Pakistan, con la Cina che controlla una parte del territorio. Il Kashmir amministrato dal Pakistan, noto localmente come Azad Jammu e Kashmir (AJK), è governato sotto un sistema semi-autonomo, con un proprio primo ministro e assemblea legislativa, ma con l’autorità ultima che risiede a Islamabad.
La Line of Control (LoC) è il confine militare di 740 km che divide la regione contesa tra i territori amministrati dall’India e dal Pakistan. Le proteste attuali fanno parte di un dibattito più ampio sulla governance, la rappresentanza politica, la distribuzione delle risorse e l’autonomia regionale nell’AJK.
Il JAAC ha presentato una carta di 38 punti con richieste che includono sussidi economici, indagini su funzionari corrotti, welfare sociale e infrastrutture, oltre all’abolizione dei 12 seggi riservati. Bilawal Bhutto-Zardari, presidente del Pakistan Peoples’ Party (PPP), ha dichiarato che 35 delle 38 richieste sono state implementate, mentre le restanti non sono fattibili o sono bloccate da ordinanze giudiziarie.
La situazione riflette una tensione più ampia tra gli accordi costituzionali legati alla disputa più ampia sul Kashmir e le crescenti richieste di maggiore responsabilità locale e partecipazione politica. Il dibattito non riguarda solo un insieme specifico di seggi parlamentari, ma anche visioni concorrenti di rappresentanza, governance e traiettoria politica futura della regione.
