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Assoluzione a Rimini per Louis Dassilva: la sentenza dopo un dibattimento di nove mesi

Assoluzione a Rimini per Louis Dassilva: la sentenza dopo un dibattimento di nove mesi

La Corte d'Assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall'accusa di aver ucciso Pierina Paganelli. La decisione, letta dalla giudice Fiorella Casadei dopo oltre 16 ore di camera di consiglio, segue un processo di nove mesi che ha esaminato intercettazioni, perizie e la testimonianza della nuora Manuela Bianchi.

La Corte d’Assise di Rimini ha pronunciato l’assoluzione di Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganellicon immediata liberazione dell’imputato. Il dispositivo è stato letto dalla giudice e presidente Fiorella Casadei dopo un collegio che ha trascorso oltre 16 ore di camera di consiglio. In aula si sono vissuti momenti intensi: applausi e un boato al momento del verdetto, mentre l’imputato, 36 anni, ha reagito in lacrime.

La vicenda giudiziaria ha coinvolto familiari, vicini e una lunga serie di atti processuali. Tra i presenti in aula c’erano la moglie di Dassilva, Valeria Bartoluccie i figli della vittima, Chiara, Giuliano e Giacomo Saponirimasti in gran parte impassibili al pronunciamento della sentenza.

I fatti contestati e i punti chiave delle indagini

Il corpo di Pierina Paganelli fu rinvenuto la mattina del 4 ottobre 2026 nel garage di via del Ciclamino dalla nuora Manuela Bianchi.

Le prime ipotesi delle forze dell’ordine parlarono di femminicidio. Le indagini, coordinate dalla Procurasi concentrarono sui vicini di casa della vittima: tra questi vivevano lo stesso Dassilva e la sua famiglia. Un elemento tecnico ritenuto significativo dagli inquirenti fu la registrazione di una telecamera che fissò le urla della vittima e attribuì con precisione l’ora della morte alle 22.13.

Intercettazioni e relazioni personali

Nel corso delle indagini emerse una relazione extraconiugale tra Dassilva e la nuora Manuela Bianchiricostruita anche mediante intercettazioni avvenute nella Questura. In una conversazione che il gip definirà una presunta confessionel’imputato avrebbe risposto, dopo un lungo silenzio, con la frase «non cambia niente tra di noi». Questi elementi contribuirono a creare un quadro di rapporti personali che la Procura ritenne rilevante.

Il dibattimento in Corte d’Assise e le prove tecniche

Il processo, iniziato il 15 settembre 2026si è svolto in un arco di tempo di nove mesi durante i quali la Corte ha acquisito migliaia di atti. Tra le prove analizzate vi sono intercettazioni, perizie tecniche e l’esame del Dna svolto dal professor Emiliano Giardina: l’esame non ha individuato tracce riconducibili a Dassilva. Inoltre, è stata esaminata la registrazione della Cam3 della farmacia di via del Ciclaminosulla quale la Procura ha sostenuto di aver individuato immagini utili all’identificazione dell’autore del delitto, mentre il perito del Tribunale ha indicato che la figura ripresa possa essere un altro condomino.

La testimonianza della nuora e il suo ruolo nel processo

Una parte centrale del processo ha riguardato la deposizione e la successiva ammissione di responsabilità della nuora Manuela Bianchi. Interrogata per tre giorni e indagata per favoreggiamento, la donna ha dichiarato di aver incontrato Dassilva nel garage prima di scoprire il corpo di Pierina e di aver ricevuto indicazioni su cosa dichiarare alla polizia. La credibilità di questa testimonianza è stata un elemento su cui si è giocato gran parte del dibattimento, con contrapposizioni tra gli accertamenti della Procura e le contestazioni della difesa.

Reazioni in aula e rilievi finali

Al momento della lettura della sentenza, l’aula era affollata: tra i presenti oltre ai familiari della vittima e alla moglie dell’imputato, anche amici e conoscenti di Dassilva. Tra le parole pronunciate dalla compagna in aula, citata in fase di dibattimento, la frase «Valeria mi ha sempre perdonato lo avrebbe fatto anche stavolta» è emersa come elemento riferito alla dinamica privata tra le parti. La decisione della Corte d’Assise chiude il primo grado del processo con l’assoluzione, lasciando aperti gli sviluppi giudiziari successivi previsti dal sistema processuale.

Il caso, che affonda le sue radici nelle indagini avviate dopo il ritrovamento del corpo il 4 ottobre 2026rimane uno dei procedimenti seguiti con maggiore attenzione sul territorio di Riminianche per il coinvolgimento di elementi tecnici complessi e per la storia personale dei protagonisti.