La Corte d’Assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli il 3 ottobre del 2026. La sentenza, letta nella notte dal presidente Fiorella Casadei, ha scatenato reazioni contrastanti tra il pubblico presente in aula, tra applausi e silenzio imperturbabile dei familiari della vittima.
Il processo, durato oltre tre anni, ha visto Dassilva, un 36enne senegalese, rischiare la condanna all’ergastolo per un delitto che ha scosso la comunità riminese.
La vittima, una fervente testimone di Geova, fu trovata senza vita nel garage di via del Ciclamino dalla nuora Manuela Bianchi.
Le indagini e i punti critici del processo
Le indagini, coordinate dal pm Daniele Paci, si sono concentrate sui vicini di casa di Pierina. Tra questi, Louis Dassilva e sua moglie Valeria Bartolucci, che vivevano a pochi metri dalla vittima.
Un elemento cruciale è stato il filmato di una telecamera che ha catturato le urla di Pierina alle 22.13, orario in cui la Procura sostiene che Dassilva non avesse un alibi.
Un altro punto nodale è stata la cosiddetta “presunta confessione” intercettata il 4 ottobre nella sala d’attesa della Questura, in cui Dassilva, incalzato da Manuela Bianchi, risponde: “Non cambia niente tra di noi”.
Le indagini hanno portato alla luce una relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela, con dettagli come foto al mare, messaggi in codice e incontri nel garage dove fu trovata Pierina.
La testimonianza chiave di Manuela Bianchi
Manuela Bianchi, interrogata per tre giorni e indagata per favoreggiamento, ha confessato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima di scoprire il corpo di Pierina. Secondo la sua testimonianza, fu Dassilva a dirle cosa fare e cosa dire alla polizia. La credibilità di Manuela è stata un punto centrale del processo, con la Procura che ha presentato ampi riscontri a suo sostegno.
Le perizie e le contraddizioni
Durante il processo, la Corte ha acquisito migliaia di atti, tra cui intercettazioni su riti voodoo richiesti da Dassilva a uno stregone senegalese contro poliziotti e pm. Le perizie tecniche, tra cui l’esame del Dna eseguito dal professor Emiliano Giardina, non hanno trovato nulla di riconducibile a Dassilva. La telecamera della farmacia di via del Ciclamino, secondo la Procura, avrebbe ripreso l’assassino dopo il delitto, ma per il perito del Tribunale si trattava di un altro condomino.
Dassilva, lungamente interrogato, ha sempre ribadito la sua innocenza e rinnegato l’amore per Manuela, ammettendo due ulteriori relazioni oltre alla compagna in Senegal con cui ha due figli. “Valeria mi ha sempre perdonato, lo avrebbe fatto anche stavolta”, ha dichiarato.
Il verdetto e le reazioni
La sentenza di assoluzione è stata accolta con entusiasmo dai sostenitori di Dassilva e sconcerto generale. La Corte ha ritenuto insufficienti le prove per dimostrare che fosse stata la sua la mano che ha sferrato 29 coltellate sul corpo di Pierina. “In nome del popolo italiano, la Corte di Assise di Rimini assolve Dassilva Louis dal delitto ascrittogli al capo a per non aver commesso il fatto e dal reato ascritto al capo b perché il fatto non sussiste”, ha pronunciato la giudice Casadei.
Dassilva, che si è sempre proclamato innocente, è scoppiato in lacrime alla lettura della sentenza. Felice anche la moglie Valeria Bartolucci: “Ho riacquistato fiducia nella giustizia”. I familiari della vittima, invece, sono rimasti seduti in silenzio, impassibili.
Il processo, che si è concluso con un’assoluzione clamorosa, ha lasciato molte domande aperte e ha diviso l’opinione pubblica, mostrando come un caso così complesso possa avere interpretazioni contrastanti.
