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Allagamenti di tende a Gaza: emergenza umanitaria dopo forti piogge

Allagamenti di tende a Gaza: emergenza umanitaria dopo forti piogge

Piogge intense hanno trasformato le tende dei rifugiati di Gaza in pozze d’acqua, lasciando migliaia di persone senza riparo e senza l’aiuto necessario.

Sabato scorso una serie di precipitazioni intense ha colpito la Striscia di Gaza, provocando l’allagamento di numerosi campi profughi. I residenti di aree come il quartiere Remal di Gaza City si sono trovati improvvisamente costretti a fuggire dalle proprie tende, ormai invase da acqua alta. La situazione si è aggravata rapidamente a causa di una carenza di risorse e di impedimenti logistici che hanno limitato l’intervento delle autorità umanitarie.

Allagamento di decine di migliaia di tende nella Striscia

Secondo le autorità locali, circa 70.000 tende hanno subito infiltrazioni d’acqua entro le prime 12 ore di pioggia. Questo numero rappresenta una parte consistente dei sfollati che vivono in strutture provvisorie dopo il conflitto iniziato nell’ottobre scorso. L’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) stima che quasi un milione di persone siano esposte a rischi di inondazione, con livelli dell’acqua che hanno raggiunto i 300-400 mm in alcuni accampamenti.

Richieste di soccorso e mancanza di risorse

Il servizio di Civil Defence palestinese ha ricevuto più di 1.500 chiamate di emergenza durante la notte, segnalando feriti e persone intrappolate in abitazioni crollate. I soccorritori hanno dichiarato di operare «senza attrezzature adeguate», evidenziando una grave carenza di pompe, veicoli e carburante. La mancanza di teli impermeabili e di materiali per riparare le strutture rende l’intervento ancora più difficile, lasciando la popolazione in una condizione di vulnerabilità estrema.

Cause e responsabilità: danni alle attrezzature e restrizioni all’aiuto

Le autorità di Hamas hanno accusato Israele di aver distrutto numerosi mezzi di soccorso, inclusi bulldozer e pompe idriche, durante le operazioni militari. Questo ha limitato la capacità di risposta alle emergenze climatiche. Dall’altra parte, il coordinatore israeliano COGAT ha sostenuto di aver intensificato le operazioni per migliorare le condizioni sanitarie prima dell’arrivo delle piogge, ma non ha commentato direttamente le accuse di sabotaggio.

Danni alle infrastrutture di soccorso

Nel corso della settimana sono stati introdotti quattro nuovi camion-vuoto tramite la Croce Rossa Internazionale, a integrazione degli otto già presenti, per supportare il pompaggio di acque reflue e la rimozione dei rifiuti. Tuttavia, la velocità di distribuzione di questi mezzi risulta insufficiente rispetto all’entità dell’alluvione, specialmente considerando le difficoltà di accesso in una zona dove la maggior parte della popolazione vive in tende provvisorie.

Impatto sulla popolazione e testimonianze dal campo

Le testimonianze dei residenti dipingono una scena di disperazione. Una donna, Olfat Magdoub, ha raccontato di aver passato quattro giorni su coperte inzuppate durante le piogge precedenti e di aver dovuto nuovamente dormire sul pavimento per via dei materassi bagnati. Un altro sfollato, Rafiq Ghattas, è stato fotografato a piedi nudi in una palude d’acqua, dichiarando: «Non abbiamo risorse, né teli né tende, e nessuno controlla la nostra situazione». Queste dichiarazioni evidenziano l’urgenza di un intervento internazionale per evitare che la crisi idrica si trasformi in una catastrofe sanitaria.

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