> > Arrestato l’ex boss della Banda della Magliana Raffaele Pernasetti: il ruol...

Arrestato l’ex boss della Banda della Magliana Raffaele Pernasetti: il ruolo di “Er Palletta” nel traffico di droga a Roma

raffaele pernasetti er palletta

Raffaele Pernasetti, detto “Er Palletta” e figura legata alla Banda della Magliana, è accusato di aver svolto un ruolo nella rete del narcotraffico a Roma.

Figura storica della criminalità organizzata romana, Raffaele Pernasetti torna al centro delle cronache giudiziarie dopo una nuova indagine che lo collegherebbe a un traffico di droga su larga scala nella capitale. L’ex esponente della Banda della Magliana, conosciuto come ‘Er Palletta‘, già condannato in passato e poi tornato in libertà dopo un lungo percorso carcerario, è ora accusato dagli inquirenti di aver mantenuto un ruolo attivo come intermediario nel mercato degli stupefacenti, in un sistema criminale ancora radicato in diversi quartieri di Roma.

Il passato criminale di Raffaele Pernasetti e il legame con la Banda della Magliana

Raffaele Pernasetti, 75 anni, detto “Er Palletta”, è una figura storica della criminalità romana legata alla Banda della Magliana e al gruppo dei testaccini vicino a Enrico De Pedis, conosciuto come “Renatino”. Entrato nel 1977 nel nucleo storico dell’organizzazione, contribuì all’espansione delle attività illecite, in particolare nel traffico di stupefacenti, creando canali di approvvigionamento che alimentarono il mercato della droga a Roma.

In quegli anni il gruppo esercitava il proprio controllo su diversi quartieri della capitale, tra cui Trastevere, Testaccio, Torpignattara e Centocelle.

Come riportato da Roma Today, la sua carriera giudiziaria è lunga e complessa: nel 1998 fu condannato all’ergastolo nel processo d’appello dopo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, con accuse iniziali legate a più omicidi.

In primo grado gli erano stati inflitti quattro ergastoli, poi in parte cancellati in appello, mentre rimasero alcune condanne. Nel 2000 arrivò una nuova sentenza definitiva che lo riconobbe colpevole di omicidio in concorso (fatto del 1981), associazione per delinquere, reati legati agli stupefacenti e detenzione di armi, con una pena di 30 anni, senza però il riconoscimento del reato di associazione mafiosa per l’intera Banda. Dopo essersi consegnato nel 2002 nel carcere di Prato, nel 2011 ottenne la semilibertà per buona condotta, lavorando in un ristorante del fratello a Testaccio, e nel 2016 tornò definitivamente libero grazie anche all’indulto del 2006.

Arrestato Raffaele Pernasetti: il ruolo di “Er Palletta” nel traffico di droga a Roma

Oggi il suo nome è tornato al centro di una maxi operazione dei carabinieri del nucleo investigativo e della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che ha portato a 13 arresti, di cui 9 in carcere. Secondo gli inquirenti e stando alle indiscrezioni di Roma Today, Pernasetti non sarebbe una figura marginale ma un vero e proprio intermediario nel traffico di droga, incaricato di procurare ingenti quantitativi di hashish e cocaina per l’organizzazione guidata da Manuel Severa, detto “Il Matto”, attiva soprattutto nella zona del Trullo.

Le indagini avrebbero inoltre evidenziato collegamenti con ambienti criminali di San Basilio, riconducibili a Rosario Morando, legato a una famiglia della ’ndrangheta di Platì, in un sistema di contatti che avrebbe permesso un flusso costante di stupefacenti sul mercato romano. L’attività investigativa avrebbero ricostruito una rete di rapporti quotidiani tra Pernasetti e i vertici dell’organizzazione, passando anche attraverso un ristorante di Testaccio da lui frequentato abitualmente, punto di osservazione utile agli inquirenti per risalire alla struttura del gruppo operativo nel quartiere Trullo.

Secondo il giudice per le indagini preliminari, il suo ruolo sarebbe quello di fornitore e intermediario stabile, inserito in un meccanismo criminale ancora attivo e ben organizzato. Le accuse includono anche episodi di violenza legati al recupero crediti, come una gambizzazione ai danni di un meccanico per una somma di 8.000 euro, avvenuta con modalità intimidatorie riconducibili a un metodo mafioso. In un altro episodio, avrebbe picchiato e minacciato una vittima con una pistola per riscuotere un debito di droga, ordinando poi una spedizione punitiva. Durante le perquisizioni sarebbero state inoltre rinvenute “regole disciplinari” interne, con multe per violazioni comportamentali degli affiliati, a conferma della struttura rigida del gruppo criminale. Secondo l’accusa, nonostante il passato e i periodi di detenzione, la sua attività illecita non si sarebbe mai realmente interrotta.