Un attacco di panico a bordo di un treno, il freno d’emergenza azionato d’impulso e poi una multa da 3 mila euro. È la vicenda che ha coinvolto Giulia, studentessa di 21 anni, dopo un episodio avvenuto su un regionale partito da Chiusi e diretto a Roma. La giovane ha contestato la sanzione, spiegando di aver agito durante una crisi acuta e documentata anche da un certificato medico.
La famiglia ha intanto pagato la somma, mentre Trenitalia ha confermato la sanzione ma aperto a un confronto con il legale della ragazza.
Ha un attacco di panico in treno e aziona il freno d’emergenza
Un attacco di panico durante un viaggio in treno ha portato Giulia F., studentessa di 21 anni, a ricevere una sanzione di 3mila euro, la cifra massima prevista.
La vicenda è avvenuta lo scorso 12 giugno a bordo del regionale 4111, partito dalla stazione di Chiusi-Chianciano Terme e diretto a Roma Termini. La giovane, iscritta a Statistica all’Università di Firenze e senza un reddito proprio, era salita sul convoglio con un obiettivo preciso: recuperare il cellulare che aveva lasciato a bordo. Le porte, però, si sono chiuse improvvisamente mentre borsa, bagagli e documenti erano ancora sulla banchina.
La situazione ha provocato nella studentessa una forte reazione di panico. «La separazione immediata dai miei beni ha scatenato un attacco di panico acuto e incontrollabile», ha raccontato a Fanpage.it. Nel tentativo di far riaprire le porte, Giulia ha prima cercato di intervenire manualmente e poi ha azionato la leva del freno d’emergenza. Il personale ferroviario è quindi intervenuto e il convoglio è stato fermato. Secondo quanto riferito dall’azienda, il treno è stato successivamente bloccato a Fabro Ficulle, dove è stata richiesta anche la presenza della Polfer. La ragazza, ancora molto agitata, ha fornito le proprie generalità e ha collaborato con gli agenti.
Il disagio, tuttavia, sarebbe proseguito anche durante il viaggio. Giulia ha raccontato di essere rimasta a terra davanti alla porta, in condizioni di forte sofferenza, con iperventilazione e sintomi fisici legati alla crisi di panico. In seguito sarebbe stato necessario anche l’intervento di un’ambulanza. Un certificato medico prodotto successivamente ha attestato un disturbo da stress acuto, con sintomi quali tachicardia, derealizzazione, forte senso di costrizione e paura di morte imminente.
La multa di 3mila euro, i 40 minuti di ritardo e la richiesta di rimborso
Dopo l’accaduto è arrivata la contestazione per l’utilizzo del dispositivo di emergenza. A Giulia è stata notificata una multa di 3mila euro. La famiglia, nonostante le contestazioni, ha scelto di versare l’intera somma per evitare ulteriori conseguenze e possibili azioni esecutive. La studentessa ha però continuato a contestare la ricostruzione relativa al ritardo del convoglio. Trenitalia ha indicato 40 minuti complessivi, mentre Giulia sostiene che l’attivazione del freno abbia determinato soltanto cinque minuti di ritardo: «L’allarme ne ha causati solo 5».
La giovane ha inoltre riferito di aver incontrato difficoltà nel comunicare con l’azienda per contestare il provvedimento. La famiglia si è rivolta a un legale e ha inviato PEC e raccomandate, chiedendo l’annullamento della sanzione e la restituzione dell’importo già pagato. «Abbiamo provato a mandare l’istanza del nostro legale», ha raccontato Giulia a Fanpage, aggiungendo: «Abbiamo mandato diverse PEC, diverse raccomandate, ma nessuna risposta».
Nella documentazione presentata dalla difesa è stato richiamato anche l’articolo 4 della legge 689 del 1981, relativo allo stato di necessità. La tesi sostenuta è che l’azione della studentessa sia avvenuta nel corso di una situazione di forte emergenza personale, documentata successivamente dal certificato medico. Trenitalia, dal canto suo, ha spiegato che il freno d’emergenza non può essere utilizzato in assenza di un pericolo concreto, poiché l’arresto del convoglio può avere conseguenze sulla sicurezza dei passeggeri e sulla circolazione ferroviaria. Per questo motivo l’azienda avrebbe ribadito che «la relativa infrazione non può essere ignorata né può essere oggetto di deroga».
La società, tuttavia, ha successivamente aperto a un confronto con il legale della 21enne, parlando della possibilità di individuare «una soluzione conciliatoria». Giulia continua intanto a chiedere la restituzione dei 3mila euro e sta affrontando un percorso psicologico per elaborare quanto accaduto. «L’evento sul treno è stato uno dei più acuti», ha spiegato. La studentessa ha infine posto una questione più generale sulla gestione delle crisi psicologiche nei luoghi pubblici: «Chiederei che la salute mentale venisse trattata in maniera differente».
