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Autotrasporto, Unatras annuncia: sciopero il 15 maggio contro il caro gasolio
Autotrasporto, Unatras annuncia: sciopero il 15 maggio contro il caro gasolio
Sciopero autotrasporto in Italia: Unatras proclama 5 giorni di fermo nazionale a maggio 2026 contro il caro carburante. A rischio trasporti, logistica e rifornimenti
Alla fine, sarà blocco totale. Paventato, ventilato, minacciato, temuto, il rischio di un fermo nazionale dell’autotrasporto ha tambureggiato per settimane, mentre il prezzo del gasolio saliva stelle e nelle piazze italiane si alternavano assemblee di camionisti autoconvocati per fare il punto e scioperi anticipati da sigle spaiate (come Trasportounito in Sicilia) senza il preavviso richiesto dalla Commissione di Garanzia per lo sciopero.
E proprio nel giorno in cui dall’altra parte del mondo a Hormuz hanno riaperto lo stretto e, con esso, anche le speranze di scongiurare “la più grave crisienergetica della storia”, il comitato esecutivo di Unatras – l’Unionenazionale delle associazioni di autotrasporto che rappresenta l’80% delle imprese del settore, ovvero circa 80 su 100 mila esistenti – dopo aver atteso invano una chiamata da PalazzoChigi, ha deciso di sciogliere le riserve.
E ha proclamato il fermo nazionale dei servizi di autotrasportomerci.
Sciopero autotrasporto a metà maggio
“La definizione di date e modalità operative è stata affidata all’ufficio di presidenza, nel rispetto del codice di autoregolamentazione degli scioperinel settore” ha fatto sapere il coordinamento ma a quanto ha dichiarato il presidente di Unatras PaoloUggè, saranno cinque giorni di sciopero del trasporto su gomma.
E considerando che la decisione, alla Commissione di Garanzia, verrà comunicata ufficialmente lunedì 20 e che il preavviso, per legge, deve essere di 25 giorni, i conti sulla data dello sciopero sono presto fatti: il blocco degli autotrasportatori dovrebbe cadere a metàmaggio.
Il worst scenery che si va profilando è di quelli apocalittici: tra meno di un mese e per cinque giorni, a meno di interventi provvidenziali del governo e conseguenti marce indietro degli autotrasportatori, si potrebbe arrivare ad avere le strade e le autostrade del Paese bloccate da camion, furgoni e tir di tutte le taglie. Merci ferme e scaffali vuoti. Un disastro.
“Alla base di questa decisione dolorosa”, hanno spiegato le associazioni di categoria, “vi è l’assenza di risposte da parte del Governo di fronte all’aumentodei costi del carburante, ritenuto ormai insostenibile per migliaia di imprese”. Secondo Unatras, le misure adottate finora dall’esecutivo a guida di Giorgia Meloni “si sono rivelati insufficienti a coprire la portata del fenomeno e, per paradosso, hanno finito per danneggiare l’autotrasporto professionale che, non solo garantisce la continuità del trasporto delle merci, ma ha investito anche in ottica di sostenibilità ambientale e sicurezza stradale. Ed è inconcepibile – aggiungono – che nonostante le ripetute grida d’allarme e il profilo di responsabilità che abbiamo sempre tenuto verso le Istituzioni ed il Paese, non siamo neanche stati convocati dal Governo per avviare un confronto di merito sulla gravissima situazione che vive il settore».
Caro gasolio, imprese di trasporto in perdita
A sentire il coordinamento, le 100 mila imprese che lavorano nel mondo dei trasporti su gomma, con 500 mila lavoratori a libro paga – ormai da un mese e mezzo, da quando, assieme ai raid Usa-Israelesull’Iran è scattato anche lo shockpetrolifero – “stanno operando in condizioni di perdita, con il rischio concreto di interruzioni diffuse nella catenalogistica nazionale”.
Ecco perché hanno deciso di fermarsi “per evitare danni ben peggiori continuando a viaggiare in perdita”. «Il tempo è finito, senza ristoriimmediati l’autotrasporto si spegne e si spegne anche il Paese»
avverte Paolo Uggè presidente di FAI e di Unatras. Aggiungendo che per scongiurare lo stop totale della gomma nella penisola («e gli effetti devastanti che questa drastica decisione comporta») il Governo dovrebbe agire con urgenza con una serie di provvedimenti ad hoc: in primis il decreto attuativo del credito d’imposta già previsto e i ristoricompensativi del mancato rimborsoaccise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato. Poi interventi a sostegno della liquidità delle imprese come la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali, l’attuazione dei provvedimenti normativi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise. E in ultimo “l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo”.
Paolo Uggè, FAI: «così non si può andare avanti»
Ma come si è arrivati a tutto questo? Ad un blocco che rischia di paralizzare davvero tutto il Paese? «Il fermo dei servizi di autotrasporto è una decisione sofferta ma inevitabile di fronte alla preoccupante inspiegabile insensibilità da parte del governo – spiega Uggè – i problemi sono evidenti: oggi l’autotrasporto è drammaticamente penalizzato, il caro gasolio ha determinato un aggravio fino a 40 centesimi al litro per ogni impresa, dal momento che 20 centesimi sono venuti meno per la mancata compensazione dei crediti verso lo Stato prevista dalla normativa europea. E a questi si devono aggiungere i 20 centesimi che le aziende committenti chiedono come riduzione dei servizi». Per l’ex sottosegretario oggi numero uno della FAI, Federazione Autotrasportatori Italiani e presidente Unatras, «il risultato è paradossale: le imprese che garantiscono la continuità operativa del Paese e la competitività del sistema economico vengono penalizzate dalle scelte difficilmente comprensibili».
«In queste condizioni – allarga le braccia – non è più possibile andare avanti». Sarà sciopero senza se e senza ma, dunque. «Speriamo solo che le formeisolate di protesta confluiscano nelle iniziative più appropriate che saranno attuate in conformità della legge» si augura Uggè.