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Bambina esclusa dalle medie di Loiano: la madre sceglie l'istruzione parentale

Bambina esclusa dalle medie di Loiano: la madre sceglie l'istruzione parentale

Dalla città all'Appennino: una mamma con tre figlie si trova senza soluzioni praticabili per iscrivere l'undicenne alle medie e avvia l'istruzione parentale

La decisione di lasciare la città per vivere in una frazione dell’Appennino bolognese si è trasformata in un problema inatteso per una madre di 35 anni. Laura Scaglianti, con tre figlie di due mesi, nove e undici anni, ha scoperto che l’unica classe media del suo comune non ha spazi liberi e che le alternative suggerite dalla scuola presentano ostacoli logistici difficili da superare.

Di fronte a un anno scolastico che avrebbe dovuto iniziare con serenità, la famiglia si è trovata a dover scegliere tra soluzioni che risultano impraticabili: iscrivere la figlia maggiore in un altro comune senza trasporto, mantenerla a Bologna con spese insostenibili o optare per l’istruzione parentale. La scelta temporanea di homeschooling è stata presa per garantire il diritto allo studio della bambina, ma la situazione resta in sospeso.

La dinamica del problema nella scuola locale

Nel piccolo comune di Loiano la classe di prima media conta 26 alunni, un numero che ha fatto scattare il confronto tra famiglie e dirigenza già prima dell’arrivo della nuova residente. I genitori avevano chiesto lo sdoppiamento della classe per motivi legati a una migliore gestione didattica e a ragioni di sicurezza, ma la dirigente scolastica, la preside Cavaliere, non ha dato l’autorizzazione.

Le famiglie sono arrivate persino a tenere i figli a casa per alcuni giorni in segno di protesta, senza però ottenere il risultato sperato.

Motivazioni e spiegazioni fornite

Secondo la versione ricevuta dalla madre, la preside ha citato motivi organizzativi e di sicurezza per non accogliere ulteriori iscrizioni dalla frazione. In risposta, la dirigente avrebbe suggerito alternative: iscrivere la bambina nelle medie di Monghidoro, sempre sotto la sua direzione, oppure lasciarla frequentare la scuola di provenienza a Bologna, le Guercino. Entrambe le ipotesi però cozzano con la realtà quotidiana della famiglia.

Il nodo del trasporto e le difficoltà pratiche

Il problema principale per Laura è stato il mancato collegamento tramite scuolabus. Il servizio pubblico è organizzato per servire gli alunni che risiedono nel medesimo comune, quindi lo spostamento da Quinzano a Monghidoro non rientra nella copertura dello scuolabus. La scelta di portare la figlia a Bologna sarebbe economicamente insostenibile a causa dei costi del carburante e della gestione di una neonata e di un’altra figlia più piccola. In questa situazione il vincolo logistico diventa un ostacolo concreto al diritto all’istruzione.

Conseguenze sul piano familiare

Per la madre, che è sola nella gestione delle tre figlie, la decisione di ritirare la bambina dalle medie bolognesi e iniziare l’homeschooling è stata una soluzione temporanea e d’emergenza. Tuttavia la prospettiva a medio termine è problematica: tra qualche mese la donna dovrà tornare al lavoro e l’istruzione parentale non è sostenibile per un periodo prolungato senza un adeguato supporto. Questo rende urgente la ricerca di alternative istituzionali.

Reazioni locali e iniziative avviate

L’amministrazione comunale di Loiano si è detta pronta a intervenire per cercare una soluzione. Il sindaco Roberto Serafini ha riconosciuto la necessità di potenziare il trasporto pubblico in Appennino e ha annunciato che l’assessore alla Scuola, Christian Zambelli, sta lavorando per aprire un confronto con la dirigente e, se necessario, con il Provveditorato. Nel frattempo, la mamma ha avviato due petizioni, una online e una cartacea, per raccogliere adesioni e mettere pressione sulle istituzioni competenti.

Sostegno della comunità

La solidarietà delle altre famiglie è stata immediata: molte persone hanno promesso di partecipare a eventuali manifestazioni o iniziative pubbliche per sostenere la richiesta di sdoppiamento della classe. La mobilitazione locale mette in evidenza come il problema non riguardi soltanto una famiglia, ma possa interessare più nuclei abitativi che vivono le stesse limitazioni infrastrutturali in una zona montana.

La vicenda solleva questioni più ampie su come i servizi pubblici e l’offerta formativa si adattino alle esigenze dei piccoli centri. Tra esigenze di sicurezza, limiti organizzativi e costi di trasporto, far convivere il diritto allo studio con la sostenibilità pratica della vita familiare rimane una sfida. Per ora, la scelta di Laura Scaglianti di ricorrere all’istruzione parentale è una soluzione tampone: la speranza è che un dialogo istituzionale porti presto a misure concrete che permettano alla bambina di tornare in aula senza sacrifici insostenibili per tutta la famiglia.