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Bimbo picchiato a Ventimiglia, il padre: “Pronto a querelare chi si è scagliato contro me e sua madre”

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Il padre del bimbo picchiato a Ventimiglia farà causa a tutti quelli che hanno messo in dubbio le capacità genitoriali sue e dell’ex compagna.

Simone, il padre del bimbo picchiato a Ventimiglia lo scorso 19 dicembre, ha ripercorso i drammatici eventi vissuti dal figlio e ha annunciato di essere pronto a querelare tutti coloro che si stanno scagliando contro le sue capacità genitoriali e quelle della madre del piccolo.

Bimbo picchiato a Ventimiglia, il padre: “È ancora in condizioni critiche”

Il piccolo Ryan, pestato dal compagno della nonna a Ventimiglia e ricoverato da oltre venti giorni nel reparto di terapia intensiva neonatale e pediatrica del Gaslini di Genova, continua a lottare tra la vita e la morte. Nel primo pomeriggio di mercoledì 11 gennaio, il padre del bambino, Simone, ha avuto un colloquio con i medici che gli hanno fornito aggiornamenti sulle condizioni del figlio: “Le sue condizioni rimangono critiche, è in terapia intensiva, ma muove le gambe, ha sensibilità, ogni tanto gli faccio il massaggio ai piedini, è contento – ha detto a Fanpage.it –.

Inizia a muovere la mano del braccio che ha subito l’operazione: è un buon segno”.

Il padre del bimbo, poi, ha commentato le parole di quelli che, sui social, hanno messo in dubbio le sue capacità genitoriali e quelle di Elena, madre di Ryan e sua ex compagna. “Querelerò tutte le persone ignoranti che si sono permesse di puntare il dito verso me e la mamma del bambino e le chiamerò in causa.

Con tutti i soldi che riuscirà a recuperare farò una bellissima donazione al Gaslini”, ha affermato.

Il ricovero e il rapporto con la nonna di Ryan

Simone ha anche ripercorso i drammatici eventi che si sono consumati il 19 dicembre scorso, a casa della madre Antonia. A questo proposito, ha dichiarato: “Antonia, perché non la chiamo più mamma perché non è mia mamma, dopo che ha fatto quello che ha fatto non riesco più a chiamarla mamma.

Antonia mi ha chiamato dicendo che il bambino era scappato da casa, dopo due minuti esatti ricevo la seconda telefonata dove mi mettono al corrente che è stato trovato il bambino, seduto per terra col braccio sul muretto che secondo loro era semplicemente caduto. In quell’attimo mi sono fidato, quindi gli ho detto portatemelo sul posto di lavoro – e ha aggiunto –. Quando il bambino è arrivato davanti ai miei occhi come ho aperto la portiera stavo per svenire perché era palese che il bambino non muovesse la parte superiore del corpo, riusciva a muovere a malapena la testa”.

“In quel preciso istante io ho guardato il bambino e gli ho detto ‘amore di papà cosa è successo’ e lui mi ha guardato con quello sguardo che io conosco molto bene e lo conosce bene anche la mamma e mi ha detto ‘papà non mi ricordo’ quindi a quel punto una volta che mi sono reso conto della gravità della situazione ho allertato subito i soccorsi“, ha rivelato. “Il bambino è arrivato nella pista di Elisoccorso a Bordighera è stato intubato sul posto anche perché se non avessero fatto quella manovra non penso che Ryan sarebbe riuscito ad arrivare al Gaslini, perché aveva delle emorragie interne ed era messo veramente male, è vivo per miracolo”.

I primi sospetti sull’auto pirata e la pista del pestaggio

Simone, come rivelato ai microfoni di Fanpage.it, dopo il 19 dicembre, ha paura di perdere la “cosa più importante della mia vita”. Proseguendo nel racconto, ha spiegato come sono sorti i primi dubbi sul fatto che Ryan non fosse stato investito da un’auto pirata. La versione fornita, infatti, non quadrava né a lui né all’ex compagna Elena. “Io sulle prime mi sono fidato ma poi… come mai se il bambino dicono che è stato investito da un’auto pirata aveva la maglietta intattae nessun segno di investimento? Per quanto avesse le abrasioni sulla schiena, comunque sia se fosse stato causato da uno sfregamento sull’asfalto la maglietta sarebbe stata la prima cosa che si sarebbe distrutta – e ha continuato –. Da quel momento lì ho iniziato ad ampliare i pensieri altrove, fino ad arrivare al punto che il bambino avesse potuto subire percosse e a quanto pare non mi sono sbagliato. Devo dire che l’opinione di Elena, della mamma, mi ha aiutato molto a focalizzare i pensieri nella giusta direzione”.

In un primo momento, era stato riferito che il bambino fosse stato travolto da un’auto pirata. Successivamente, il compagno della nonna Antonia aveva ammesso di aver picchiato il bambino durante una lite per futili motivi ma ha poi ritrattato la sua versione dei fatti. Sul caso, sta indagando la Procura di Imperia.

Il padre del bimbo picchiato a Ventimiglia: “Io mi fidavo di mia madre e del suo compagno”

Dure, ancora, le parole di Simone rivolete alla madre: “Io di lei mi fidavo per quanto avessi ricevuto un abbandono quando avevo l’età di Ryan praticamente, mi ha lasciato a scuola e lei è andata via con quest’uomo, se si può definire con tutto il rispetto per gli uomini, con quello che sta ancora adesso, sono 22 anni che stanno insieme. Lei mi ha abbandonato per quest’uomo qua, han fatto la loro vita insieme, poi col tempo crescendo per quanto non accetti comprendi, fai finta di niente, provi ad affrontare le situazioni diversamente…”.

I genitori del bimbo non avevano mai avuto esitazioni ad affidare i figli alla nonna Antonia e al suo compagno. “Io ho una sorella che ha un figlio di 8 anni e uno di 5 mesi, Ryan ha 6 anni, non ci ha mai dato nessun segnale, nessuna impressione che potesse esserci dietro una roba simile, né lei né lui, sono sempre state due persone buone, quasi mai hanno neanche alzato la voce nei miei confronti o su nessuno, quindi ti dico questa loro reazione mi ha scombussolato tutto, non me lo sarei mai aspettato, qualsiasi cosa ma non una storia simile”, ha raccontato Simone. “Se io avessi saputo o intuito che poteva esserci un minimo segnale che portava a questo, mai e poi mai avrei minimamente lasciato i miei figli in mano a loro. Sono rimasto distrutto da questa cosa, non me lo sarei mai aspettato, mai”.