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Bimbo trapiantato con cuore “bruciato”, dall'espianto al trasporto: inchiesta estesa a Bolzano

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Il cuore “bruciato” al bimbo di due anni: l’inchiesta della Procura su espianto, trasporto e ghiaccio secco tra Napoli e Bolzano.

Dopo il trapianto eseguito a dicembre con un organo rivelatosi compromesso, al bimbo ricoverato al Monaldi è stato avviato il percorso per alleviare la sofferenza e sospendere le terapie invasive. Parallelamente, l’inchiesta della Procura prosegue per chiarire ogni passaggio — dall’espianto al trasporto — e accertare eventuali responsabilità nella gestione del cuore ‘bruciato’.

Bimbo di due anni ricoverato a Napoli: al via la terapia contro la sofferenza

È

stato avviato il percorso sanitario finalizzato ad alleviare le sofferenze del bambino ricoverato all’Ospedale Monaldi, dopo che i medici hanno stabilito l’impossibilità di un nuovo intervento. Non si tratta di eutanasia, ma della sospensione dell’accanimento terapeutico, con l’obiettivo di garantire dignità e sollievo nella fase più delicata. «È la cosa più umana», ha dichiarato il legale della famiglia, mentre la madre continua a restare accanto al figlio senza interrompere la speranza: «Finché respira, io spero. Sarò con lui fino alla fine».

Bimbo trapiantato con cuore “bruciato”, espianto e trasporto nel mirino: l’inchiesta a Bolzano

Mentre il piccolo paziente di Nola rimane ricoverato all’Ospedale Monaldi, sedato e collegato ai macchinari di supporto vitale, la magistratura prova a fare luce su una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica. La Procura di Napoli, intanto, procede con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime: sei tra medici e operatori sanitari risultano iscritti nel registro degli indagati, numero che potrebbe aumentare con l’arrivo degli atti dell’inchiesta parallela avviata a Bolzano.

Al centro degli accertamenti vi è la gestione dell’organo donato e, in particolare, la fase del trasporto dal presidio altoatesino al capoluogo campano. Secondo quanto emerso dagli audit interni, dopo l’espianto il cuore sarebbe stato collocato in un contenitore tradizionale, chiedendo al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante. In quella circostanza sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, materiale che avrebbe compromesso in modo irreversibile il tessuto cardiaco.

Gli inquirenti vogliono comprendere non solo come sia avvenuto il danneggiamento, ma anche perché si sia deciso di procedere con l’intervento a Napoli prima di accertare pienamente le condizioni dell’organo. Ulteriore elemento oggetto di verifica è la mancata utilizzazione di un box di conservazione di ultima generazione — disponibile a Napoli già dal 2024 e previsto dalle linee guida operative dal 2025 — rimasto inutilizzato per assenza di personale formato. Una circostanza che ha spinto la Procura ad acquisire la documentazione relativa alla preparazione degli operatori e alle procedure interne sulla custodia degli organi destinati al trapianto.

Parallelamente, la Procura di Bolzano ha aperto un procedimento contro ignoti per responsabilità colposa in ambito sanitario, anche a seguito di un esposto presentato da associazioni di tutela. L’ospedale partenopeo, considerato un centro di eccellenza, sta attraversando una fase di forte pressione e ha chiesto il supporto del Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la gestione della cardiochirurgia pediatrica, inclusi trapianti e interventi complessi.