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Campo largo in crisi: le tensioni tra Pd e M5S sulle primarie

Campo largo in crisi: le tensioni tra Pd e M5S sulle primarie

Il dibattito sulle primarie del Pd si infiamma: Conte e Schlein in prima linea, mentre il campo largo rischia di dividersi

Il dibattito sulle primarie del Pd si è trasformato in una girandola di formule, veti e candidati più o meno credibili. Mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte si preparano a un possibile scontro, il campo largo rischia di dividersi, con conseguenze che potrebbero andare ben oltre la semplice scelta del leader.

La tensione è palpabile, e non solo all’interno del Partito Democratico.

Anche nel Movimento 5 Stelle, Conte mantiene una linea granitica sulle primarie, mentre dal Nazareno arrivano segnali contrastanti. La situazione è complessa, e le soluzioni sembrano lontane.

Le tensioni interne al Pd

All’interno del Pd, le voci che invitano a evitare le primarie si fanno sempre più forti. Alcuni dirigenti dem temono che un corpo a corpo tra Schlein e Conte lasci sul campo più macerie che voti.

La proposta di Roberto Speranza di puntare su una figura simbolica, magari “un neo diciottenne o un anziano partigiano”, ha scatenato ironie, ma dietro la battuta c’è il rovello di un’area del partito che punta a disinnescare una sfida ad alto rischio per gli equilibri interni.

Non tutti sono d’accordo. Lia Quartapelle, senatrice del Pd, insiste sulla necessità di andare ai gazebo, definendo “dannosissima” l’idea di evitarli.

La sua posizione interpreta gli umori di un’area ancora orfana di un baricentro, e potrebbe diventare un punto di riferimento nella corsa alle primarie.

I nomi terzi in campo

Nel frattempo, il lavorio attorno a una personalità terza che potrebbe consentire a Schlein e Conte di fare entrambi un passo indietro senza che questo suoni come una resa è in corso. I nomi che circolano sono molti, da Silvia Salis a Gaetano Manfredi, passando per Antonio Decaro e Pier Luigi Bersani. Tuttavia, per funzionare davvero, servirebbe una figura autorevole e incontestabile, non la carta di questa o quella corrente.

La svolta anti-woke di Conte

Giuseppe Conte ha recentemente scelto di importare l’America in Italia, scagliandosi contro la cultura woke. Nella sua lettera pubblicata su Repubblica, Conte ha definito la cultura woke “una sorta di religione morale autoreferenziale” e ha affermato che per una forza progressista sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire un’azione politica efficace.

La missiva di Conte ha fatto storcere il naso ad alcuni esponenti del Pd. Lia Quartapelle ha commentato: “Ma quale woke? I problemi a sinistra sono altri. Il suo mi è sembrato un tentativo di scimmiottare gli Stati Uniti per posizionarsi”. Anche Simona Malpezzi ha criticato la mossa di Conte, definendola “profondamente sbagliata”.

La lettera di Conte sembra essere un manifesto di un nuovo grillismo in salsa contiana. Tuttavia, all’interno del centrosinistra, la lettera ha riacceso un confronto che divarica posizioni e strategie. Matteo Renzi ha commentato: “E adesso si svegliano tutti. L’ubriacatura woke fa male alla sinistra. E ora alla sinistra serve meno ideologia e più politica”.

Le prospettive future

Mentre il dibattito sulle primarie continua, le prospettive future del campo largo rimangono incerte. Riccardo Magi ha incalzato affinché si apra rapidamente un tavolo sulle coordinate essenziali, a partire dalla politica estera. Altrimenti, avverte, i gazebo rischiano di diventare “dilanianti e divisivi”.

Una prima finestra potrebbe aprirsi dopo Nova, la due giorni nazionale del M5s del 19 e 20 settembre. Fino a inizio ottobre, le carte resteranno coperte. Tuttavia, una cosa è certa: un buon progetto con il giusto leader potrebbe avere successo alle urne.

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