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Il capo della Uno Bianca a Belve Crime, è polemica: "Operazione indegna"

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Un'intervista che fa discutere quella di Francesca Fagnani a Roberto Savi e cha ha scatenato la rabbia dei familiari delle vittime.

Roberto Savi, capo della banda della Uno Bianca, è stato intervistato da Francesca Fagnani a “Belve Crime“. Intervista che ha scatenato diverse polemiche e la rabbia dei familiari delle vittime.

Belve Crime, ospite il capo della Uno Bianca: la rabbia dei familiari delle vittime

Roberto Savi, ex poliziotto e mente della banda della Uno Bianca, che seminò il terrore tra l’Emilia Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994 è stato intervistato da Francesca Fagnani a “Belve Crime“, su Rai 2.

Le dichiarazioni di Savi hanno riaperto vecchie ferite e acceso le polemiche. Ricordiamo che la banda mise ha segno oltre cento colpi, culminati con la morte di 24 persone e centinaia di feriti. L’ex poliziotto ha anche raccontato che a un certo punto personaggi estranei al mondo della delinquenza si sono inseriti garantendo alla Uno Bianca protezione e copertura.

E, sempre secondo quanto raccontato da Savi, questo supporto non era gratuito ma faceva parte di uno scambio per alcuni lavori eseguiti su commissione. Inoltre, nel corso dell’intervista, Savi ha rilasciato delle dichiarazioni sulla strage all’armeria di via Volturno, dove sono stati uccisi la titolare Licia Ansaloni e il carabiniere in congedo Pietro Capolungo.

Certo che non fu una rapina. Non avevamo che armi in casa!” Queste parole non hanno fatto altro che confermare i sospetti dei familiari delle vittime, infatti, Savi ha aggiunto che: “L’obiettivo era Pietro Capolungo“, che era ex dei servizi segreti dei carabinieri.

La decisione di far apparire davanti alle telecamere Savi è stata considerata una mancanza di rispetto da parte dei familiari delle vittime.

Il capo della Uno Bianca a Belve Crime, è polemica: “Operazione indegna”

L’intervista a Roberto Sabi da parte di Francesca Fagnani a “Belve Crime” ha scatenato diverse polemiche e la rabbia dei familiari delle vittime. Queste le parole di Alberto Capolungo, figlio di Pietro Capolungo, che ha definito l’intervista disgustosa e sospetta, sottolineando come la tv non sia il luogo adatto per rivelazioni di tale gravità: “Un’operazione indegna. Se ha qualcosa da dire lo dica ai magistrati. Mio padre non ha mai fatto parte dei servizi segreti: parliamo di niente.”