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Caso Equalize e accessi abusivi alle banche dati: Selvaggia Lucarelli spiata e la replica online

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Nel caso Equalize emergono accessi illegali a banche dati riservate che avrebbero coinvolto anche Selvaggia Lucarelli, spiata insieme ad altri vip.

Il caso “Equalize” riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza dei dati personali e dei possibili accessi abusivi a banche dati riservate. L’inchiesta, ancora in evoluzione, ipotizza l’esistenza di una rete organizzata che avrebbe potuto ottenere e diffondere informazioni sensibili su cittadini e personaggi pubblici, tra cui anche Selvaggia Lucarelli, che risulterebbe tra le persone potenzialmente spiate, aprendo interrogativi rilevanti su privacy, controlli interni e uso illecito degli strumenti informatici istituzionali.

Caso Equalize: un’inchiesta su presunti dossieraggi e accessi abusivi ai dati riservati

Una complessa indagine, nota come caso “Equalize”, starebbe mettendo in luce un possibile sistema di consultazione illegittima di banche dati sensibili, da cui sarebbero state estratte informazioni private su numerosi soggetti. Tra i nomi emersi figurerebbe anche quello di Selvaggia Lucarelli, insieme ad altri personaggi pubblici come Fabrizio Corona, Ricky Tognazzi, Gabriele Parpiglia, Sonia Bruganelli e Christian Vieri.

Le ipotesi investigative farebbero riferimento a un meccanismo in cui soggetti interni a strutture istituzionali, se confermato, avrebbero potuto accedere a database riservati su richiesta di terzi e dietro compenso economico, configurando una possibile violazione delle norme sulla privacy.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dall’Ansa, il sistema ipotizzato sarebbe stato articolato ma al tempo stesso lineare: alcuni richiedenti avrebbero domandato dati sensibili su specifiche persone, mentre operatori con accesso a sistemi informatici li avrebbero consultati in modo illecito per poi trasmetterli.

Dalle fonti in nostro possesso pare che tra i presunti promotori comparirebbero Luca Cavicchi e l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, mentre in un caso l’accesso sarebbe stato materialmente eseguito da Marco Calcaterra, dirigente dell’Agenzia delle Entrate di Napoli, che avrebbe agito su incarico e compenso. Le indagini, ora giunte a conclusione su questo filone, potrebbero dunque aprire la strada a una successiva fase processuale, mentre la Procura di Milano avrebbe già chiuso due maxi tranche investigative che coinvolgerebbero decine di indagati e numerose imputazioni.

L’inchiesta non si limiterebbe alla sola realtà di Equalize, agenzia investigativa legata a Enrico Pazzali e già emersa in precedenti arresti, ma riguarderebbe anche una rete più ampia di società che, secondo gli inquirenti, si sarebbero scambiate informazioni riservate “esfiltrate” da banche dati strategiche, alimentando un presunto mercato parallelo di dossier illegali. Le ipotesi accusatorie comprenderebbero accessi abusivi a sistemi informatici, intercettazioni illecite e presunti episodi di corruzione finalizzati all’acquisizione di dati sensibili, con un impianto investigativo coordinato dalla Procura di Milano e dalla Direzione nazionale antimafia.

Gli sviluppi più recenti indicherebbero la richiesta di processo per 13 persone, tra cui lo stesso Pazzali, considerato dagli inquirenti una figura centrale dell’associazione contestata, mentre una seconda chiusura indagini avrebbe coinvolto 81 ulteriori soggetti, per un totale di oltre 100 nuove imputazioni rispetto ai procedimenti precedenti. Sarebbero inoltre emersi accessi alla banca dati Sdi e alla piattaforma Serpico, con presunte consultazioni non autorizzate su personaggi come Paolo Scaroni, Alex Britti, Bobo Vieri, Ricky Tognazzi e Fabrizio Corona. Secondo quanto riportato dall’Ansa, tra i nomi coinvolti comparirebbero anche il generale della Guardia di Finanza Cosimo Di Gesù e operatori infedeli delle forze dell’ordine, mentre alcuni tecnici indagati starebbero valutando definizioni processuali alternative come il patteggiamento.

Caso Equalize, tra dati riservati e accessi abusivi: Selvaggia Lucarelli spiata e la replica sui social

Tra i nomi comparsi all’interno dell’inchiesta, Selvaggia Lucarelli sarebbe stata l’unica a intervenire pubblicamente sulla vicenda, adottando un registro ironico ma comunque rilevante. Attraverso i propri canali social, la giornalista ha rilanciato la notizia accompagnandola con una dichiarazione: “Non vedo l’ora di sapere chi pagasse per sapere i fatti miei, ma ho i miei sospetti“. Intanto, le attività investigative proseguirebbero verso una fase più avanzata, con possibili sviluppi giudiziari in grado di chiarire ruoli e responsabilità in una vicenda destinata con ogni probabilità a far discutere ancora a lungo.