La pubblicazione dell’ultimo episodio di Falsissimo di Fabrizio Corona ha riacceso lo scontro con Alfonso Signorini. Il caso richiama anche tragiche vicende del passato, come la tragedia di Tiziana Cantone, sottolineando quanto la diffamazione online possano avere conseguenze reali sulla vita delle persone.
Caso Signorini vs Corona: la posizione dell’avvocato del conduttore
La pubblicazione dell’ultimo episodio di Falsissimo di Fabrizio Corona ha riaperto la disputa giudiziaria con Alfonso Signorini, nonostante un provvedimento d’urgenza emesso dal Tribunale di Milano. L’ex re dei paparazzi avrebbe continuato a riferirsi al conduttore, suscitando l’immediata reazione dei suoi legali. Secondo l’avvocata Daniela Missaglia, raggiunta da Fanpage.it, la situazione va affrontata con decisione: “È una situazione che deve essere repressa sotto ogni profilo”.
Missaglia sottolinea come il provvedimento coprisse sia le pubblicazioni dirette sia quelle indirette, e che la recente puntata abbia violato queste disposizioni. “Nel provvedimento del giudice erano menzionate delle sanzioni e si chiederanno quelle sanzioni”, ha spiegato, ricordando anche l’articolo 388 del Codice Penale che disciplina la mancata esecuzione dolosa di un ordine giudiziario.
L’avvocato di Signorini evidenzia due problemi principali legati all’operato di Corona: il linguaggio utilizzato, che manca di rispetto per la dignità altrui, e la distorsione della verità. “Non è ammissibile pensare che qualcuno possa fare il giudice ed emettere sentenze sui social. Ci sono le autorità competenti che verificano se ciò che viene denunciato corrisponde al vero e se si configura un reato”, ha aggiunto Missaglia.
La legale ricorda inoltre il caso di Tiziana Cantone come monito sul pericolo di trattare la vita privata delle persone come intrattenimento, sottolineando che “lasciare che le piattaforme diventino luoghi di dileggio sistematico, di gogna permanente, di verità manipolate è un fatto grave”.
Difendere i principi e la reputazione online: l’avvocato cita la tragedia di Cantone
Per Missaglia, il comportamento di Corona trascende il singolo caso e si configura come una questione di principio: “Il signor Corona non può fare quello che vuole solo perché dice di avere qualcosa per le mani. Non può dare per certo ciò che certo non è e non può costruire un sistema diffamando e dileggiando la vita privata degli altri”. Secondo l’avvocata, esprimersi in questo modo non tutela la libertà di parola, ma ne svuota il significato, con effetti collaterali preoccupanti sulla collettività, in particolare sui giovani. La diseducazione diffusa, spiega, è uno dei rischi principali: “Non è possibile che gli utenti imparino che insultare paga, che diffamare rende famosi e che la violenza verbale sia intrattenimento teatrale”.
Missaglia ha ribadito l’impegno a tutelare la reputazione di Signorini e a impedire che la rete si trasformi in un “mercato dell’odio”, dove la reputazione altrui viene sacrificata per aumentare i follower. “Difendere un principio non è negoziabile, quindi andremo avanti”, ha affermato. L’obiettivo è chiaro: assicurarsi che la giustizia prevalga sulle piattaforme digitali, evitando che la violenza verbale diventi normale e che chiunque possa autodeterminarsi come giudice della vita privata altrui.