Il 29 ottobre 2026 il centro Ebola di Mongbwalu, gestito da Medici Senze Frontiere, è stato teatro di una scena inusuale: operatori sanitari in tute protettive hanno cantato e ballato per celebrare la dimissione dell’ultimo paziente ricoverato. Dopo mesi di paura e isolamento, il gesto ha offerto alla comunità un barlume di normalità e la certezza che la più grave ondata di Ebola sta iniziando a perdere la presa.
Ultima dimissione dal centro Ebola di Mongbwalu
Il giovane paziente, dimesso dopo aver superato due test negativi consecutivi, è stato accompagnato in sicurezza fuori dalla struttura. La squadra medica, ancora in tenuta completa, ha alzato le mani in segno di vittoria, mentre gli abitanti di Mongbwalu osservavano da una distanza sicura.
Il video della celebrazione è rapidamente diventato virale, dimostrando quanto la risposta collettiva possa contribuire a smorzare lo stigma legato alla malattia.
Il contesto dell’epidemia in Congo
Nel frattempo, i dati a livello nazionale mostrano che più di 10.060 persone sono state confermate positive al virus dalla dichiarazione dell’epidemia a maggio. Quasi la metà di questi casi ha avuto esito fatale, rendendo questa la più letale ondata nella storia della Repubblica Democratica del Congo.
Nella provincia di North Kivu, a Butembo, sono stati registrati 1.472 casi di Ebola e 735 decessi nello stesso periodo (da maggio al 22 ottobre 2026). La crisi si intreccia con una già fragile situazione socio-economica, dove sfollati, restrizioni ai movimenti e crollo del commercio quotidiano aggravano la vulnerabilità delle famiglie.
Situazione a Mongbwalu e Kitatumba
Due centri di cura sono stati al centro dell’intervento: l’ETC di Mongbwalu, epicentro dell’ultima ondata, e il Kitatumba Ebola Treatment Centre di Butembo, dove i pazienti sono separati da barriere di plastica per limitare la trasmissione. Qui, la dottoressa Kasoki Zawadi è stata vista seduta su una sedia di plastica di fronte al marito Victoire, separati da una finestra di protezione. “Ci riusciamo a comunicare nonostante la finestra”, ha raccontato, sottolineando l’importanza del contatto visivo per mantenere la speranza.
Il ruolo del sostegno psicologico
Il supporto psicologico è stato integrato fin dal primo giorno di ricovero. Gli psicologi di MSF hanno condotto sessioni individuali e di gruppo, aiutando pazienti e familiari a gestire la paura, l’incertezza e l’attesa dei risultati dei tamponi. Patrice Muyisa Kokotz, responsabile delle attività di salute mentale a Butembo, spiega: “Offriamo spazio per esprimere emozioni, raccontare il passato e comprendere il funzionamento dell’ETC”.
Dalla diagnosi alla dimissione: la storia di Victoire
Victoire, infetto da Ebola, è stato ricoverato per 13 giorni prima di ricevere il primo risultato negativo, a cui è seguito un risultato positivo che ha prolungato l’attesa. “Quando è tornato positivo, eravamo esausti, mentalmente e fisicamente”, ha detto Kasoki, aggiungendo che il sostegno dei psicologi ha mitigato lo stress. Solo dopo il ventitreesimo giorno di ospedalizzazione, con due test negativi consecutivi, Victoire ha potuto tornare a casa. “La presenza di Kasoki è parte della mia cura”, ha dichiarato, evidenziando come il legame affettivo riduca il livello di ansia.
Dopo la dimissione: stigma e reinserimento
Una volta fuori dalle mura protette, molti sopravvissuti affrontano il rimorso e la discriminazione da parte delle comunità, che li considerano ancora contagiosi. Phoebe Zueya Yonkeu, responsabile delle attività di salute mentale a Mongbwalu, riferisce che “molti hanno perso il lavoro, sono stati respinti e temono di aver trasmesso il virus ai propri cari”. Il team di MSF continua a organizzare incontri di supporto per gestire il trauma post-dimissione e favorire il reinserimento sociale.
Nonostante le sfide, il caso di Victoire e la festa a Mongbwalu mostrano come la combinazione di cure mediche rigorose e assistenza psicologica possa trasformare una crisi sanitaria in un’opportunità per ricostruire fiducia e solidarietà.
