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Coldiretti: stop alle frontiere, bene la proroga per gli stranieri

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A livello nazionale viene ottenuto da mani straniere più del 25% del Made in Italy a tavola, con 368mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi

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VINCENZO GESMUNDO SEGRETARIO GENERALE COLDIRETTI, ETTORE PRANDINI PRESIDENTE COLDIRETTI, MARIO DRAGHI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Con i limiti al passaggio nelle frontiere disposti da molti Paesi per l’avanzare dei contagi è importante la proroga dei permessi di soggiorno per i lavoratori stranieri presenti in Italia scaduti il 30 aprile scorso. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la misura interessa oltre 30mila operai agricoli che rischiavano di dover tornare nei propri Paesi con il rischio della perdita dei raccolti Made in Italy in un momento in cui è importante assicurare l’approvvigionamento alimentare degli italiani pure per le difficoltà degli scambi commerciali.

Un risultato ottenuto grazie all’azione della Coldiretti nella seduta del Consiglio dei Ministri n. 16 del 29 aprile 2021 che ha approvato il decreto-legge che introduce la proroga al 31 luglio 2021 dei permessi di soggiorno in scadenza il 30 aprile. Il ritardo accumulato per il decreto flussi e i limiti agli spostamenti dovuti alla pandemia in attesa dell’arrivo del pass vaccinale europeo per il Covid stanno determinando preoccupazioni per il mancato arrivo di lavoratori specializzati dall’estero che tradizionalmente arrivano in Italia per una stagione per poi tornare nel proprio Paese.

Da qui la richiesta di Coldiretti di superare le difficoltà burocratiche che ostacolano l’impiego dei lavoratori italiani. Non è stata, infatti, prorogata nel 2021 la possibilità di lavorare nelle campagne per i percettori di ammortizzatori sociali e del reddito di cittadinanza. Si tratta di contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, nel limite di 2000 euro per l’anno 2020, che potrebbero rappresentare un’opportunità importante per i bilanci delle famiglie anche per la situazione di difficoltà in cui si trovano altri settori economici.

A livello nazionale viene ottenuto da mani straniere più di ¼ del Made in Italy a tavola, con 368mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura, fornendo il 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo il Dossier di Idos al quale ha collaborato la Coldiretti. Con una adeguata formazione e semplificazione l’agricoltura nazionale può offrire ai cittadini in difficoltà almeno 200mila posti di lavoro che in passato erano affidati necessariamente a lavoratori stranieri stagionali.

“Una opportunità che deve essere dunque accompagnata da un piano per la formazione professionale e misure per ridurre la burocrazia e contenere il costo del lavoro” chiede il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “serve anche una radicale semplificazione che possa ridurre la burocrazia, garantire flessibilità e tempestività del lavoro stagionale in un momento in cui tanti lavoratori di altri settori sono in difficoltà”.

In totale sono circa 1,2 milioni i lavoratori agricoli dipendenti, fra italiani e stranieri, impegnati nelle campagne italiane in quasi 200mila aziende agricole che contribuiscono a fare dell’agricoltura italiana la prima per valore aggiunto in Europa e che anche nei momenti più duri dell’emergenza Covid non hanno mai spesso di prodigarsi per garantire gli approvvigionamenti alimentari alle famiglie italiane.

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