L’Ungheria sta vivendo una delle sue più profonde trasformazioni politiche dopo la vittoria elettorale del centro-destra Tisza Party guidato da Péter Magyar. La sua elezione ha segnato la fine del lungo dominio di Viktor Orbán che ha governato il paese per 16 anni con un sistema centralizzato noto come System of National Cooperation (NER).
Magyar, che ha promesso un cambiamento radicale, ha già avviato una serie di riforme che stanno ridefinendo il panorama politico, economico e mediatico del paese. Tra le prime mosse, la rimozione del presidente Tamás Sulyok e la riorganizzazione dei media di stato, un tempo sotto il controllo del governo precedente.
La fine del sistema Orbán
Il Tisza Party ha ottenuto una maggioranza dei due terzi in parlamento, permettendo a Magyar di avviare riforme costituzionali e legislative senza ostacoli significativi. Una delle prime azioni è stata la rimozione di Sulyok, che ha firmato un emendamento costituzionale che ha posto fine al suo mandato. Questo emendamento ha anche introdotto un limite di 12 anni per i mandati dei parlamentari e un’età pensionabile di 70 anni per i giudici costituzionali, rimuovendo così figure chiave legate a Orbán.
Magyar ha giustificato queste mosse affermando che Sulyok rappresentava gli interessi del partito piuttosto che quelli della nazione. La rimozione del presidente è stata vista come un passo cruciale per garantire che le riforme non siano ostacolate da eventuali clemenze politiche.
Riforme nei media e nelle istituzioni
Uno dei cambiamenti più significativi è stato nella gestione dei media di stato. La MTVA il principale canale televisivo pubblico, ha trasmesso uno schermo nero con un messaggio di scuse, ammettendo di aver diffuso notizie false. Il CEO di MTVA, Dániel Papp è stato costretto a dimettersi, e il canale è stato riorganizzato per diventare indipendente e credibile.
Anche il gruppo mediatico KESMA che controllava circa 500 testate pro-Fidesz, ha subito tagli di personale e difficoltà finanziarie. Molti di questi media dipendevano dalla pubblicità statale, che è stata interrotta con il cambio di governo. Questo ha portato alla chiusura di diversi giornali e stazioni radio legate al precedente regime.
Indagini e responsabilità
Magyar ha anche avviato indagini su casi di corruzione legati al governo Orbán. Tra i principali indagati ci sono Lőrinc Mészáros amico d’infanzia di Orbán e uomo più ricco dell’Ungheria, e István Tiborcz genero di Orbán, diventato miliardario durante l’era Fidesz. Questi individui sono stati beneficiari di numerosi contratti statali e sono ora sotto indagine per presunta corruzione.
Un altro caso significativo è l’affare Matolcsy che coinvolge l’ex governatore della Banca Nazionale Ungherese, György Matolcsy e suo figlio Ádám. Si stima che circa 500 miliardi di forinti (€1.38 miliardi) siano stati persi a causa delle loro azioni. Magyar ha anche bloccato trasferimenti di beni legati a Orbán verso conti all’estero, come quelli negli Emirati Arabi Uniti, a Singapore e negli Stati Uniti.
L’Ungheria si prepara anche a unirsi alla European Public Prosecutor’s Office (EPPO) che le darà il potere di indagare su frodi relative ai fondi europei dal luglio 2026 in poi. Questo passo è visto come un ulteriore sforzo per combattere la corruzione e ripristinare la fiducia nelle istituzioni.
Le riforme di Magyar stanno trasformando rapidamente l’Ungheria, ma non senza controversie. Critici, tra cui gli alleati di Orbán come Marine Le Pen e Matteo Salvini hanno accusato Magyar di violare i principi democratici. Tuttavia, Magyar sostiene che le sue azioni sono necessarie per ripristinare l’indipendenza delle istituzioni e combattere la corruzione.
