Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo quinto anno, la Russia continua a mantenere legami commerciali significativi con l’Unione Europea. Nonostante le pressioni internazionali per chiudere le ultime lacune nel regime delle sanzioni, il commercio tra i due blocchi persiste, con la Russia che esporta beni per un valore di 7,7 miliardi di euro nei primi quattro mesi del 2026, secondo i dati più recenti di Eurostat.
Sebbene il volume degli scambi sia diminuito rispetto ai livelli pre-bellici, la Russia continua a fornire all’Ue energia, metalli e altri beni industriali attraverso esenzioni e settori che finora hanno evitato le restrizioni più severe.
Energia: il settore chiave del commercio Russia-Ue
L’energia rappresenta ancora la quota più grande del commercio tra Russia e Ue, con il gas naturale liquefatto in testa, seguito da petrolio e prodotti petroliferi.
Tuttavia, questi legami commerciali si stanno gradualmente riducendo a causa delle sanzioni.
L’Ue ha già vietato la maggior parte delle importazioni di petrolio russo trasportato via mare, mentre un divieto completo delle importazioni di GNL russo, del valore di circa 2,8 miliardi di euro è previsto per il 2027. Inoltre, le ultime due raffinerie di petrolio russe in Europa, gestite da Lukoil in Romania e Bulgaria, stanno preparandosi a cambiare proprietà dopo che l’azienda è stata sanzionata dagli Stati Uniti l’anno scorso.
Metalli: un settore strategico con forti legami europei
Un altro settore cruciale con un forte impatto commerciale e industriale in Europa è quello dei metalli. La Russia ha esportato più di 700 milioni di euro di acciaio e oltre 65 milioni di euro di alluminio nell’Ue nei primi quattro mesi del 2026, secondo Eurostat.
Rusal il produttore di alluminio fondato dal miliardario Oleg Deripaska opera impianti in Irlanda, Svezia e Germania, anche se la produzione nella sua fabbrica italiana è sospesa dal 2026. Questi impianti producono alluminio per l’industria europea, inclusi leghe per fusione utilizzate nei componenti automobilistici e materiali da costruzione come coperture e sistemi di ventilazione.
Deripaska è sotto sanzioni dell’Ue, ma non possiede direttamente Rusal, che non è stata sanzionata. Tuttavia, alcuni rapporti continuano a collegarlo all’azienda.
L’impatto delle sanzioni sui metalli
Le indagini delle autorità irlandesi e svedesi su possibili violazioni delle sanzioni da parte di Rusal hanno portato a un calo record delle importazioni di alluminio russo nell’Ue, scese a 24.654 tonnellate metriche tra gennaio e aprile, rispetto alle 108.747 tonnellate dello stesso periodo del 2026.
L’Ue sta considerando ulteriori restrizioni sull’alluminio russo, inclusi i metalli reindirizzati attraverso paesi terzi. Tuttavia, la raffineria di alluminio di Aughinish in Irlanda è improbabile che sia presa di mira, poiché l’Ue è riluttante a proporre sanzioni che potrebbero interrompere le forniture critiche per l’industria europea.
Acciaio: la dipendenza europea che persiste
Il principale produttore di acciaio NLMK Group controllato dal sesto uomo più ricco della Russia Vladimir Lisin continua a operare stabilimenti in Belgio, Italia e Danimarca. Questi impianti importano lastre di acciaio semilavorate dalla Russia e le trasformano in prodotti finiti per i clienti europei, tra cui cantieri navali e aziende di infrastrutture energetiche.
La domanda di lastre russe è rimasta forte perché sono più economiche rispetto a molte forniture concorrenti. Le importazioni dell’Ue sono aumentate del 24% su base annua, raggiungendo 1,65 milioni di tonnellate metriche tra gennaio e aprile. Il Belgio, sede del più grande impianto europeo di NLMK, ha rappresentato circa la metà di queste importazioni, seguito da Danimarca e Italia.
Né Rusal né NLMK sono state sanzionate dall’Ue, nonostante la loro stretta integrazione con le catene di approvvigionamento russe. Tuttavia, la pressione politica su Rusal si è intensificata, con indagini in corso sulle possibili violazioni delle sanzioni.
L’Ue rimane impegnata a eliminare gradualmente i prodotti industriali russi, ma un divieto improvviso di prodotti semilavorati come le lastre di acciaio rimane altamente improbabile nel breve termine. La dipendenza europea dai metalli russi, in particolare dall’acciaio, continua a rappresentare una sfida significativa per le politiche di sanzioni dell’Ue.
