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Conflitto Iran-USA: attacchi, ritorsioni e blocchi strategici nel Golfo Persico

Conflitto Iran-USA: attacchi, ritorsioni e blocchi strategici nel Golfo Persico

L'Iran ha lanciato una serie di attacchi con droni contro basi militari statunitensi in Kuwait, mentre gli USA rispondono con bombardamenti in Iran. Scopri i dettagli.

Il Medio Oriente è nuovamente al centro di una crisi geopolitica senza precedenti. L’Iran ha lanciato una serie di attacchi con droni contro basi militari statunitensi in Kuwait, mentre gli Stati Uniti hanno risposto con bombardamenti massicci sul suolo iraniano. La situazione è ulteriormente complicata dal blocco totale del transito marittimo nello strategico Stretto di Hormuz, un’azione che ha scatenato reazioni a catena in tutto il mondo.

La nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha scelto di rafforzare gli alleati internazionali, con un incontro imminente con il presidente russo Vladimir Putin. Intanto, le tensioni interne in Israele si fanno sempre più evidenti, con un sondaggio che rivela un crescente malcontento tra la popolazione.

Attacchi iraniani contro basi statunitensi

L’esercito iraniano ha dichiarato di aver sferrato un attacco su larga scala con droni contro due strutture militari statunitensi in Kuwait. Secondo le dichiarazioni diffuse dall’emittente statale Irib, i droni hanno colpito un deposito di munizioni a Camp Al Adiri e sistemi Patriot e radar di difesa aerea presso la base aerea di Ali Al Salem.

Gli attacchi hanno causato danni significativi e hanno spinto la compagnia aerea Kuwait Airways a sospendere temporaneamente tutte le operazioni di decollo e atterraggio all’aeroporto internazionale della capitale.

Non solo in Kuwait, ma anche in Giordania, Arabia Saudita e Bahrein sono state colpite basi militari statunitensi. I Pasdaran hanno rivendicato un attacco contro la base aerea di Al-Azraq in Giordania, sostenendo di aver distrutto almeno due caccia statunitensi. In Arabia Saudita, un missile balistico ha colpito la base aerea Prince Sultan ad al-Kharj, mentre in Bahrein un attacco con droni ha bersagliato i depositi di carburante dell’esercito statunitense nella base di Sheikh Isa.

Risposta degli Stati Uniti e blocco dello Stretto di Hormuz

Gli Stati Uniti hanno risposto con una campagna aerea massiccia, utilizzando caccia decollati dalla portaerei USS Boxer, droni a lungo raggio e navi da guerra. I bombardamenti hanno preso di mira centri nevralgici in Iran, tra cui lo scalo aeroportuale di Iranshahr, una stazione ferroviaria, una torre di telecomunicazioni a Bandar Abbas e diversi ponti e tunnel stradali strategici nella provincia di Hormozgan.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato che oltre 50.000 militari americani operano nello scacchiere mediorientale per far rispettare un rigido blocco navale contro tutti i porti iraniani. L’operazione ha visto l’impiego dei Marines per un abbordaggio d’ispezione sulla petroliera M/T Wen Yao, intercettata con un carico di carburante di Teheran.

La Marina dei Pasdaran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz “estremamente pericoloso e completamente chiuso”, sequestrando quattro navi commerciali accusate di essere sostenute dall’esercito statunitense. Questo blocco ha avuto ripercussioni drammatiche sulle rotte commerciali mondiali, con l’Iraq che ha firmato d’urgenza accordi con colossi americani per aggirare il blocco navale.

Impatto umanitario e tensioni interne

Il conflitto ha avuto un impatto significativo sulle infrastrutture civili di desalinizzazione dell’acqua, fondamentali per la sopravvivenza delle popolazioni mediorientali. I raid missilistici iraniani hanno colpito impianti di produzione di energia e desalinizzazione idrica in Kuwait, causando vasti incendi e ferendo diversi uomini. La CNN evidenzia come i Paesi arabi dipendano quasi interamente da questa tecnologia per le forniture urbane.

In Israele, le tensioni interne si fanno sempre più evidenti. Un sondaggio ha rivelato che il 67% dei cittadini si dichiara contrario alle leggi approvate dalla coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu. Inoltre, il 23% degli israeliani ha ammesso che il proprio nucleo familiare starebbe valutando l’ipotesi dell’espatrio qualora Netanyahu venisse rieletto Primo Ministro.

Mentre il mondo osserva con preoccupazione, la situazione in Medio Oriente rimane estremamente instabile. Le azioni di Mojtaba Khamenei e la risposta degli Stati Uniti continueranno a plasmare gli eventi nei prossimi mesi, con ripercussioni globali che non possono essere ignorate.

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