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Cortei Primo Maggio, scontri a Torino. Meloni: "Il lavoro non si difende con la propaganda"

cortei primo maggio

Tra mobilitazioni per il lavoro dignitoso e scontri a Torino, i cortei del Primo Maggio mettono a confronto piazza e governo su salari e diritti.

Durante i cortei del Primo Maggio in tutta Italia, dedicate al tema del lavoro dignitoso, si sono registrati momenti di tensione a Torino, dove una parte del corteo si è staccata dal percorso principale dirigendosi verso il quartiere Vanchiglia. Qui, nei pressi dell’ex centro sociale Askatasuna, si sono verificati scontri con le forze dell’ordine: alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza, mentre la polizia ha risposto con cariche e l’uso di idranti per disperdere la folla.

L’episodio si inserisce in una giornata segnata da mobilitazioni partecipate, ma anche da forti contrasti su lavoro, diritti e politiche sociali.

Cortei Primo Maggio 2026: una mobilitazione unitaria per il lavoro dignitoso

In occasione della Festa del Lavoro, celebrata ogni 1° maggio, cortei e iniziative hanno attraversato l’intero Paese con un filo conduttore comune: la richiesta di condizioni lavorative più giuste e rispettose.

Dopo le divisioni dell’anno precedente, Cgil, Cisl e Uil sono tornate a manifestare insieme a Marghera, luogo simbolico della storia industriale italiana, dove si è svolto l’evento principale con la partecipazione dei leader sindacali Maurizio Landini, Pierpaolo Bombardieri e Daniela Fumarola. Analoghe mobilitazioni si sono svolte in molte città, da Milano a Napoli, fino a Trieste, dove migliaia di persone hanno sfilato da Campo San Giacomo a piazza Unità d’Italia.

Tra bandiere, garofani rossi e interventi dal palco, è emersa con forza l’idea che Il lavoro non è uno slogan: è dignità, futuro e libertà”, mentre studenti e giovani hanno portato striscioni come “Cercate braccia, avrete persone”, a sottolineare una visione più umana del lavoro.

Cortei Primo Maggio 2026, sicurezza, diritti e disuguaglianze: le parole delle istituzioni

Il dibattito si è arricchito degli interventi delle istituzioni, a partire dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha richiamato l’attenzione sul dramma degli incidenti sul lavoro: La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno. Si tratta di un tributo inaccettabile. Durante la visita alla Piaggio di Pontedera, il Capo dello Stato ha anche evidenziato come le cronache riportino quotidianamente episodi di infortuni e morti, segnalando che gli sforzi fatti finora non sono sufficienti. Ha inoltre posto l’accento su criticità strutturali come il divario salariale tra uomini e donne e le difficoltà dei giovani nell’ingresso nel mercato del lavoro. Anche il cardinale Matteo Zuppi ha ribadito il valore etico del lavoro, osservando che ridurre una persona a semplice ingranaggio produttivo o a “terminale di un algoritmo” significa negarne la dignità.

Accanto agli interventi ufficiali, dalle piazze sono emerse richieste concrete su salari, stabilità e contrasto alla precarietà. Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha dichiarato: Il lavoro dignitoso non è un semplice slogan, è un obiettivo ed è una rivendicazione, insistendo sulla necessità di rinnovare i contratti e adeguare gli stipendi al costo reale della vita. Anche Elly Schlein ha sottolineato l’urgenza di introdurre un salario minimo e di contrastare la precarietà, soprattutto tra i giovani, molti dei quali faticano a costruirsi un futuro stabile. A Napoli, sindacati e amministratori locali hanno lanciato un messaggio netto contro il lavoro povero e senza diritti, mentre iniziative simboliche hanno ricordato le vittime dello sfruttamento.

Sul piano politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato l’azione del governo sul lavoro, sottolineando l’impegno per il “salario giusto”. In un messaggio diffuso in occasione della ricorrenza ha affermato: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata, aggiungendo che per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione. La premier ha inoltre riconosciuto che c’è ancora molto da fare, ribadendo però che l’obiettivo resta quello di un’occupazione “più stabile, sicura, ben retribuita e capace di dare futuro”, soprattutto per giovani e donne.

 

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Cortei Primo Maggio 2026, scontri a Torino: la polizia interviene con idranti

Non sono mancati momenti di tensione: a Torino, gruppi antagonisti hanno dato vita a scontri con le forze dell’ordine nei pressi dell’ex centro sociale Askatasuna. Parallelamente, altri segmenti del corteo hanno portato messaggi pacifisti, come Il lavoro ripudia la guerra. Blocchiamo le armi, alziamo i salari, collegando il tema del lavoro a quello della pace. Nel complesso, la giornata ha restituito l’immagine di un Paese attraversato da molteplici istanze, ma unito nella richiesta di un lavoro più giusto, sicuro e capace di garantire futuro e dignità.