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Polemiche alla vigilia della 61ª Biennale di Venezia: la Giuria Internazionale si dimette

Biennale Venezia

Crisi alla vigilia dell’apertura della 61ª Biennale di Venezia: si dimette la Giuria Internazionale e cresce il confronto politico.

La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si apre in un clima di forte tensione istituzionale e politica. A pochi giorni dall’inaugurazione, le dimissioni in blocco della giuria internazionale e le polemiche legate alla partecipazione di alcuni Paesi hanno trasformato l’evento in un caso di rilievo non solo culturale, ma anche diplomatico.

Caos Biennale di Venezia, si dimette l’intera Giuria Internazionale: i motivi del passo indietro

La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, in programma dal 9 maggio, è stata segnata da un forte scossone interno: l’intera Giuria internazionale ha rassegnato le dimissioni. Come riportato dal Corriere, a lasciare l’incarico pare siano stati Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi.

La comunicazione sarebbe arrivata tramite una nota ufficiale della Fondazione, diffusa poco dopo la visita degli ispettori inviati dal Ministero della Cultura, in un clima già reso teso dalle controversie degli ultimi giorni.

Tra i fattori che avrebbero alimentato la tensione figura anche la decisione, maturata in precedenza, di non assegnare premi ad artisti provenienti da Paesi i cui governi sono accusati di crimini internazionali, misura che ha coinvolto soprattutto Russia e Israele.

Parallelamente, si è discusso a lungo della presenza del padiglione russo, tema che ha acceso il confronto politico e istituzionale in Europa. Nelle settimane precedenti, il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco aveva descritto la Biennale come una sorta di “Onu dell’arte“, affermando che “non si può escludere nessuna nazione“.

Caos Biennale di Venezia, si dimette l’intera Giuria Internazionale: reazioni politiche, riforma dei premi e nuovo assetto della manifestazione

Dopo le dimissioni della giuria, la Biennale di Venezia ha annunciato una riorganizzazione del sistema dei riconoscimenti: saranno introdotti due “Leoni dei visitatori, assegnati direttamente dal pubblico, mentre la cerimonia di premiazione è stata spostata dal 9 maggio al 22 novembre, data di chiusura dell’evento. I premi riguarderanno il miglior partecipante e la migliore partecipazione nazionale, con la Fondazione che ribadisce nel proprio comunicato ufficiale: “Lo spirito fondativo della Biennale è basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica“.

Sul fronte politico, la vicenda ha coinvolto direttamente istituzioni italiane ed europee. L’Unione Europea ha ipotizzato possibili tagli ai finanziamenti in caso di conferma della partecipazione russa, mentre il ministro della Cultura Alessandro Giuli avrebbe espresso perplessità sulla situazione e ha scelto di non presenziare né all’inaugurazione né alle pre-aperture, un’assenza senza precedenti da vent’anni. In conferenza stampa, la premier Giorgia Meloni ha dichiarato: “Non le so dire delle dimissioni della giuria, perché l’ho letto mentre scendevo, non so dire se sono collegate al tema dell’invio degli ispettori. Sull’invio la persona giusta a cui chiedere credo sia il ministro Giuli. Non ho avuto modo di parlarne con lui“. Il vicepremier Matteo Salvini avrebbe invece sostenuto la linea del governo, appoggiando le scelte organizzative della Fondazione e sottolineando la gestione della distribuzione dei premi a fine evento.