Un’indagine della Guardia di Finanza e della Procura di Padova ha portato alla scoperta di un articolato sistema finanziario illegale nascosto nella zona industriale della città. Dietro la facciata di un’attività commerciale si celava una banca clandestina cinese utilizzata per riciclare denaro proveniente da evasione fiscale, usura e altre attività illecite, con consistenti flussi di capitali trasferiti anche verso l’estero.
Banca clandestina cinese scoperta dalla Guardia di Finanza a Padova
Come riportato da Venezia Today, l’indagine della Procura di Padova ha portato alla luce una struttura finanziaria illegale nascosta dietro un ristorante cinese nella zona industriale della città, a est del centro urbano. L’immobile sarebbe stato altamente controllato: vetrate oscurate, sistemi di videosorveglianza all’ingresso e accesso regolato tramite identificazione preventiva dei clienti.
Secondo quanto emerso dagli inquirenti, si sarebbe trattato di un’attività attiva da almeno un anno, inserita in un contesto di criminalità organizzata che la procura ha definito come “associazione a delinquere di matrice cinese”. Il sistema sarebbe stato finalizzato a “riciclare i proventi derivanti da molteplici attività illecite, tra cui evasione fiscale, usura e abusiva attività bancaria e finanziaria”.
Il denaro, spesso movimentato in contanti e trasportato in modo informale (anche in buste della spesa, scatole di scarpe e valigie), sarebbe stato convogliato in un circuito parallelo noto come underground banking.
Gli investigatori avrebbero ricostruito un flusso costante di capitali, gestito attraverso registrazioni contabili interne, cassieri dedicati e macchine conta-soldi. Nei pressi della struttura sarebbe stata presente anche una bisca clandestina di mahjong, utilizzata per il gioco d’azzardo con denaro proveniente direttamente dall’attività illecita.
Padova, scoperta banca clandestina cinese: arresti e dettagli dell’inchiesta
Stando alle indiscrezioni delle fonti locali, l’operazione avrebbe coinvolto complessivamente 21 indagati, con 12 arresti eseguiti dalla Guardia di Finanza di Venezia e Padova: sette persone sarebbero state portate in carcere, cinque poste ai domiciliari, mentre altre cinque sono state sottoposte all’obbligo di dimora. Le accuse comprenderebbero associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, usura, ricettazione e emissione di fatture false, con l’aggravante della dimensione transnazionale delle attività criminali.
La rete avrebbe operato tramite società di comodo e “cartiere” create per emettere fatture inesistenti e generare crediti fiscali fittizi. Sarebbero state rilevate operazioni inesistenti per decine di milioni di euro, utilizzate anche da alcuni imprenditori italiani per ottenere contanti o ripulire denaro. Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da soggetti definiti come “commercialisti” di fatto, incaricati di aprire società fittizie e conti correnti destinati ai trasferimenti internazionali. Proprio attraverso questi canali, secondo le indagini, sarebbero stati spostati verso la Cina diversi milioni di euro, talvolta con passaggi intermedi in altri Paesi europei.
Le attività investigative, supportate da circa 200 militari e da reparti specializzati come lo S.C.I.C.O., avrebbero incluso anche 35 perquisizioni in città come Milano, Brescia, Treviso, Venezia e Prato. Come riportato dal Corriere del Veneto, pare che l’intero sistema sia risultato collegato a diversi punti di raccolta del contante, tra cui il Centro Ingrosso Cina e abitazioni private, oltre a un immobile in via dell’Artigianato 2 individuato come fulcro operativo della rete.