Il deposito della relazione tecnica, avvenuto nei giorni scorsi, mette al centro della ricostruzione la combinazione tra un difetto strutturale e omissioni operative. Secondo il perito della Procura di Napoli, delegato dal sostituto procuratore Stella Castaldo, l’incidente verificatosi il 25 luglio al rione Alto è il risultato di un collasso strutturale progressivo accompagnato da una lunga catena di negligenze.
La perizia conferma le prime ipotesi investigative e fornisce dettagli tecnici che indicano come la sequenza di eventi abbia portato al ribaltamento della cabina e alla caduta degli operai coinvolti.
Cause tecniche individuate dalla perizia
Nel documento del perito emergono problemi concreti nei collegamenti meccanici: un serraggio insufficiente dei bulloni e la presenza di un tubo di collegamento che risultava saldato al muro, invece che montato con gli accorgimenti previsti.
Questi elementi, secondo la relazione, sono stati i punti deboli che hanno innescato il cedimento. La combinazione di un fissaggio non adeguato e di un giunto non conforme ha favorito un progressivo disallineamento della struttura fino al collasso finale, confermando che non si è trattato di un guasto isolato ma di un processo evolutivo.
Il meccanismo del cedimento
Dal punto di vista tecnico, il perito spiega come un bullone non correttamente serrato riduca la capacità portante della giunzione, amplificando le sollecitazioni su componenti vicini. Il tubo saldato al muro ha operato come punto di rottura preferenziale: quando quel collegamento ha ceduto la cabina ha perso il punto di vincolo e si è ribaltata. Il rapporto utilizza termini specifici per descrivere questo processo, evidenziando come la sequenza di micro-lassi e sovraccarichi abbia portato a un risultato catastrofico evitabile con controlli e manutenzioni adeguate.
Le vittime e le condizioni di lavoro
Nel tragico episodio persero la vita tre operai: Vincenzo Del Grosso, 54 anni, Ciro Pierro, 62 anni, e Luigi Romano, 67 anni. La perizia sottolinea che i tre erano sprovvisti dei dispositivi di sicurezza obbligatori, come le cinture di ancoraggio e i caschi, circostanza che ha aggravato l’esito dell’incidente. Due dei lavoratori, inoltre, risultavano impiegati in nero, il che solleva ulteriori dubbi sul rispetto delle norme contrattuali e sulla corretta sorveglianza delle condizioni operative durante il montaggio dell’impianto.
Formazione e controlli
Il perito rileva carenze anche sul piano della preparazione e dei controlli: almeno due degli operai non erano stati adeguatamente formati per il compito svolto e non risultano verifiche documentate prima dell’utilizzo della piattaforma. La relazione cita esplicitamente lacune nel piano operativo di sicurezza, indicando che mancavano procedure e controlli fondamentali per prevenire situazioni di rischio. L’assenza di ispezioni efficaci e di supervisione tecnica ha reso inevitabile il verificarsi della tragedia.
Accertamenti, rogatorie e persone indagate
Un passaggio chiave dell’indagine è rappresentato dall’accertamento irripetibile svolto il 2 agosto 2026, quando il montacarichi e la colonna sono stati smontati e sottoposti ad analisi. L’operazione si è svolta alla presenza dei consulenti dei quattro indagati: i due imprenditori Vincenzo Pietroluongo (impresa esecutrice) e Carlo Napolitano (azienda che ha noleggiato la piattaforma), l’amministratore del condominio Luca Luciani e il responsabile della sicurezza del cantiere Gianluca Di Franco. La perizia è servita a mettere a confronto i rilievi tecnici con le responsabilità attribuibili alle diverse figure coinvolte.
La relazione della Procura non si limita a descrivere il meccanismo fisico del cedimento, ma mette in evidenza come l’evento sia il frutto tanto di errori tecnici quanto di omissioni organizzative: dalla mancanza di adeguati dispositivi di protezione alla formazione insufficiente e ai controlli non effettuati. L’esito della perizia costituirà elemento centrale per le successive determinazioni giudiziarie e suggerisce la necessità di rafforzare ispezioni e procedure operative per evitare il ripetersi di simili tragedie.