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Antimafia e Anticorruzione non apprezzano il nuovo codice degli appalti: ecco perché e cosa è contenuto al suo interno

Perplessità mirate sul nuovo codice degli appalti

C'è chi nel nuovo codice degli appalti vede una opportunità per andare spediti e chi ci vede una "finestra" per far affacciare la malavita organizzata

Il nuovo codice appalti farà parlare di sé e farà storcere il naso a più di qualcuno.

La formula “smart” del nuovo deliberato del Cdm costituirebbe un incentivo appetibile per la malavita, almeno secondo alcuni ambienti impegnati nella battaglia contro i reati associativi. Matteo Salvini invece ha detto: “Più breve è l’iter burocratico e rapido l’appalto, più difficile è per il corrotto incontrare il corruttore”. Insomma, per lui il nuovo codice appalti approvato ieri dal consiglio dei Ministri e che ora attende il passaggio in Parlamento è cosa buona e giusta.

Ma a cosa serve la formula “snella”?

Al governo piace il nuovo codice degli appalti

Per il governo a velocizzare le procedure di appalto, basta leggere: “Le stazioni appaltanti e gli enti concedenti perseguono il risultato dell’affidamento del contratto e della sua esecuzione con la massima tempestività e il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza”. Ma nel concreto cosa cambia? Innanzitutto che i piccoli comuni potranno affidare direttamente i lavori fino a 500 mila euro anche senza la qualifica di stazione appaltante.

Cosa cambierà se passerà la legge

Poi è prevista una liberalizzazione dell’appalto integrato, quello in cui un solo soggetto progetta ed esegue. L’altra modifica è la cancellazione del Piano generale trasporti e logistica, che viene sostituito da una lista di opere prioritarie. Poi c’è la digitalizzazione delle procedure. Questa l’aveva invocata l’Anac. SI ritorno infine al meccanismo di revisione dei prezzi quando la variazione di costo supererà il 5% del prezzo totale dell’opera, e si applicherà sull’80% della variazione.

Il dato però è che l’Anac vede qualche permeabilità eccessiva e le alle associazioni antimafia vedono molto di più. Lo spiega una nota dell’associazione Libera: “La voglia di fare presto e di semplificare al massimo può essere una cattivissima consigliera”.

Libera: “Alimenta gli appetiti mafiosi”

E ancora: “Rischia di alimentare gli appetiti di organizzazioni criminali, corrotti e corruttori, allarga le maglie ed allenta i controlli, anche depotenziando le funzioni dell’Autorità Anticorruzione.

Una beffa natalizia”. E Fillea Cgil definisce addirittura il codice “una nefandezza con la quale assisteremo ad una frammentazione dei cicli produttivi”.