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Crisi Occupazionale nell'Ex Ilva: Urgente Necessità di un Piano Industriale Sostenibile

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Il futuro dell'ex Ilva è incerto: cassa integrazione per migliaia di lavoratori e assenza di un piano strategico per il rilancio.

La situazione dell’ex Ilva a Taranto sta diventando sempre più critica. Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, il governo ha annunciato un aumento significativo del ricorso alla cassa integrazione, che passerà da 4.550 a circa 5.700 unità. Questa decisione è stata comunicata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un incontro con i sindacati a Palazzo Chigi.

Dal primo gennaio, a causa della necessità di fermare gli impianti per lavori di decarbonizzazione, si prevede che il numero di lavoratori in cassa integrazione raggiunga le 6.000 unità. Questo dato risulta allarmante, considerando che l’organico attuale dello stabilimento è di 7.938 dipendenti, suddivisi tra operai, quadri e personale equiparato.

La posizione dei sindacati

I rappresentanti sindacali hanno manifestato la loro preoccupazione riguardo a questa situazione, sostenendo che il governo sta di fatto presentando un piano di chiusura per lo stabilimento. Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha affermato che ci sono migliaia di lavoratori destinati a entrare in cassa integrazione senza alcun sostegno adeguato per il rilancio dell’azienda o per la transizione energetica.

Critiche alle proposte governative

Secondo De Palma, il governo non ha presentato un piano industriale concreto e ha definito l’atteggiamento adottato come passivo e attendista. Rocco Palombella, segretario della Uilm, ha aggiunto che le proposte discusse sono inaccettabili, in quanto sembrano mirare a utilizzare i lavoratori per fare cassa, aumentando drasticamente il numero di persone in cassa integrazione.

Le risposte del governo

Dal canto suo, il governo ha espresso rammarico per la scelta dei sindacati di interrompere il dialogo e ha confermato la sua disponibilità a proseguire il confronto. Tuttavia, i sindacati hanno deciso di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori, ritenendo che non ci siano le condizioni per continuare a discutere un piano che considerano inadeguato.

Inoltre, durante il vertice è emerso che ci sarebbero potenziali nuovi acquirenti interessati all’ex Ilva, con trattative private in corso. Questa situazione potrebbe portare a un contesto in cui ci sono fino a quattro soggetti interessati all’azienda, ma senza un chiaro piano di rilancio, la situazione rimane incerta.

Le richieste delle associazioni ambientaliste

In aggiunta alle preoccupazioni dei sindacati, anche le associazioni ambientaliste come WWF, Legambiente e Greenpeace hanno fatto sentire la loro voce, chiedendo al governo di elaborare un piano industriale completo per l’ex Ilva. Tale piano dovrebbe includere governance, risorse necessarie e obiettivi chiari per la decarbonizzazione, garantendo al contempo la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto.

La necessità di un intervento statale

Le associazioni sottolineano l’importanza di un ruolo attivo dello Stato nella gestione della transizione, affermando che solo un piano ben definito potrebbe garantire la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di acciaio a basse emissioni. Inoltre, propongono di creare un Tavolo strategico multi-stakeholder per gestire in modo efficace e partecipato la transizione industriale e sociale della regione.

La situazione attuale dell’ex Ilva è segnata da incertezze e preoccupazioni crescenti. Con il governo che annuncia un drastico aumento della cassa integrazione e i sindacati che si oppongono a un piano considerato insufficiente, è fondamentale che si arrivi a un dialogo costruttivo e a soluzioni concrete per garantire un futuro sostenibile per i lavoratori e per l’ambiente.