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Milano, non vedente travolto da un bus: morto per un’infezione

La Fondazione Istituto dei ciechi di Milano ha annunciato che intitolerà a Dario Gandolfi una campagna di sensibilizzazione.

Morto non vedente travolto autobus
Morto non vedente travolto autobus

Dario Gandolfi è morto per le conseguenze di un grave incidente in cui è rimasto coinvolto a metà aprile in piazzale Cadorna, nel centro di Milano. L’uomo, non vedente, è stato travolto da un autobus mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, con il semaforo verde.

Per tentare di salvargli la vita, i medici lo hanno sottoposto all’amputazione di una gamba. Il decesso è sopraggiunto a causa di un’infezione, si apprende da Milano Today. La notizia della sua morte è stata diffusa dal presidente della Fondazione Istituto dei ciechi di Milano, Roberto Masto. Il presidente lo ha ricordato sulla sua pagina Facebook come un uomo “sempre gioviale e sorridente. Nell’attività sportiva aveva trovato serenità e tanta voglia di vivere”.

La campagna di sensibilizzazione

La Fondazione ha annunciato che intitolerà a Dario “una campagna di sensibilizzazione per i tanti ostacoli che, in maniera crescente, limitano e precarizzano la libera circolazione dei cittadini con disabilità visiva, e non solo”.

L’obiettivo della campagna – si legge sulla pagina Facebook di Masto – è consolidare “il principio che tutti hanno il diritto, se vogliono, di muoversi in autonomia, senza rischiare di cadere in un tombino aperto o di sbattere contro cicli e motocicli che ormai invadono i marciapiedi cittadini”. A sostegno di quanto dichiarato, il presidente ha condiviso le immagini di numerose biciclette dei servizi di bike sharing abbandonate sui marciapiedi.

“Tutti conosciamo la gioia di sentirsi accarezzati dal vento mentre andiamo in bicicletta.

Tutti auspichiamo una città più verde e certamente meno inquinata”, ha continuato Masto. “L’importante è che questi traguardi si raggiungano col rispetto delle legittime esigenze di tutti. Da tempo abbiamo chiesto al Comune di fare la sua parte, impedendo, quando non è egli stesso responsabile, il posizionamento di pali e cartelli dei quali in molti casi non se ne capisce la ragione. Auspichiamo che non avvenga come in passato quando l’Unione Ciechi fu tacciata di antianimalismo solamente perché chiedeva i marciapiedi puliti”.

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