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Codice Rosso, sopravvissuta al femminicidio: “Cosa manca alla legge”

Una sopravvissuta a un femminicidio ha detto la sua sul nuovo testo "Codice Rosso".

codice rosso

La nuova normativa in materia di violenza sulle donne è entrata in vigore e promette indagini più rapide e pene più severe. Tra coloro che hanno accolto con grande favore il cambiamento introdotto dalla legge ci sono sicuramente i famigliari delle vittime di violenze e le ex vittime, poi sopravvissute. E’ il caso di Lidia Vivoli, che ha raccontato a Fanpage.it il suo punto di vista sulla legge. Lidia, sette anni fa, riuscì a salvarsi dalla furia del compagno che l’ha colpita più volte con un coltello. “Penso sia una vittoria perché dieci anni fa, se qualcuno avesse parlato di violenza sulle donne in Senato, gli altri si sarebbero messi a ridere. Attenzione però, è solo l’inizio”.

Codice Rosso, pro e contro

Lidia Violini ha messo da subito in chiarito che ci sono pro e contro.

“Sono felice di una cosa, della proroga concessa per i tempi di denuncia, che ora superano i sei mesi. Ne sono felice perché oltre un anno fa io stessa lanciai una petizione per chiedere proprio che i tempi fossero allungati. Sei mesi non sono sufficienti neanche per uscire dallo choc, per superarlo emotivamente, figuriamoci per denunciare”.”Codice Rosso prevede che la vittima denunciata vada ascoltata entro tre giorni” prosegue Vivoli, che passa poi ad esaminare i contro: “Le misure, punitive, riguardano solo l’uomo. Manca del tutto una legislazione assistenziale veramente efficace per la donna, che ha diritto a essere protetta, ma conservando la sua dignità. Le case famiglia non sono un luogo dove la vittima può sentirsi sicura e conservare la propria dignità – racconta a Fanpage.

La donna, stando all’esperienza di Lidia ha bisogno “di un domicilio che le garantisca dignità e autonomia, di un sussidio che le consenta di vivere e portare avanti i propri progetti di vita, non dell’elemosina. La soluzione più sensata è quella che consente a una donna di vivere e andare avanti con il suo percorso di vita”.

“La politica deve schierarsi”

Secondo Lidia, vittima scampata ad un femminicidio, la politica dovrebbe schierarsi a favore delle donne “in tribunale, nelle caserme, ovunque. Se questo non cambia, perché dovrebbero cambiare gli uomini violenti? Se il sistema è comunque, nonostante tutto a loro favore? Trovatemi un sol motivo per cui non dovrebbero ucciderci”.


Nata in provincia di Lodi, classe 1995, è laureata in "Scienze Umanistiche per la Comunicazione" all’Università Statale di Milano. Collabora con Notizie.it.


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Antonella Ferrari

Nata in provincia di Lodi, classe 1995, è laureata in "Scienze Umanistiche per la Comunicazione" all’Università Statale di Milano. Collabora con Notizie.it.

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