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Coronavirus, Galli: “Se finirà con il vaccino? Non ne siamo certi”

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Intervenuto a Domenica In l'infettivologo Massimo Galli ha fatto il punto della situazione in merito al Covid-19.

Massimo Galli

Intervenuto a Domenica In, il professor Massimo Galli, infettivologo e direttore del dipartimento Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ha fatto il punto della situazione in merito al Covid-19.

Le dichiarazioni di Massimo Galli

Il virus ha cambiato la cultura, i comportamenti e il modo di pensare della gente. Un’epidemia del genere mi ha ricordato quello che accadde con l’AIDS. Si vede che a fine carriera dovevo avere esperienza anche di tanti altri morti, persone di cui non sapevi nulla, che non avevi mai visto e che dovevi salvare a ogni costo. La malattia ci ha preso alle spalle e ci ha lasciato un’eredità pesante”.

La conduttrice ha sottolineato come l’emergenza sanitaria abbia scosso le persone, con l’infettivologo che ha affermato: “Questo virus non comprometterà il futuro dell’umanità. È nella logica di quello che osserviamo che riusciremo a controllarlo. Il sacrificio di stare a casa così a lungo ha dato un risultato, se non lo avessimo fatto oggi non avremmo potuto riaprire.

Se non avremo brutte sorprese? Non lo possiamo dire. Dobbiamo stare attenti. Le scelte di ripartire erano inevitabili per l’economia anche se per noi inguaribili cauti che guardano i dati bisognava aspettare ancora un mese, ma sarebbe diventato insostenibile per il paese. Secondo me il Covid è contenibile con attenzione. Se dovesse ricapitare potremmo controllarlo meglio. Ci sono stati errori, mancanze e confusione ma non ne parliamo”.

Per quanto riguarda la possibile estinzione del virus ha aggiunto: “Al momento non ci sono situazioni gravi.

Se finirà? Anche con il vaccino non ne siamo certi. Posso dire che per il futuro saremo meno impreparati”. Ma non solo, a proposito dell’opinione di alcuni collegi in merito all’indebolimento del Coronavirus ha affermato: “In verità è una questione di lana caprina. La grande maggioranza delle persone che si becca questo virus non deve arrivare all’ospedale, non deve finire in ventilazione assistita o in terapia intensiva. A fare la differenza sono le condizioni di partenza della persona e come è capace di rispondere.

Anche un giovanissimo può infettarsi con qualche elemento più grave del virus e mostrare sintomi devastanti fino alla morte È tutto legato al modo di rispondere dell’ospite cioè della persone infetta. Poi è vero che i virus tendenzialmente cambiano, ma qualcuno non lo fa. Con il tempo tendono a essere più buoni, ma occorre tanto tempo. Pensate al raffreddore, in origine causava la polmonite. Vi piacerebbe sentirvi dire che il Covid si è attenuato, ma non farei il bene di chi ci ascolta“.

In merito all’utilità del vaccino antinfluenzale per gli over 65, Massimo Galli ha aggiunto: “Dobbiamo fare il numero più alto di persone con il vaccino perché se il virus dovesse tornare a settembre/ottobre come faremmo con i pronti soccorsi pieni di anziani con la febbre?! Noi non sappiamo se tornerà. L’OMS ha detto di sì, in realtà posso dire che non è certo e che non è improbabile. Il Covid si trasmette come l’influenza ma non è influenza”. Inevitabile, poi, un commento sulle riaperture, con Massimo Galli che ha affermato: “Da lombardo sono stato l’ultimo a rassegnarmi all’idea. Perfino in casa mi dicevano che ero pessimista. Mia moglie ha rispettato la quarantena. Andavamo a fare la spesa un sabato sì e uno no. Io non c’ero mai e lei si scocciava una volta finiti i programmi TV. Ha pulito tanto la casa”.

Per finire ha commentato la mancanza di tamponi e tracciamenti: “Quello che mi sta sullo stomaco è non aver dato risposta in tempi ragionevoli alle decine di migliaia di persone che volevano sapere se erano contagiati o no. Non è uno sfizio, serve per sapere se si può essere confidenti nell’uscire e rapportarsi con gli altri. Quella era una risposta da dare. Non è stato fatto e ancora oggi non mi spiego il motivo. Non capisco come sia stato possibile fare posti letto per la rianimazione, ma non riuscire a organizzare meglio i test a livello territoriale. Dovevamo farlo”.

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