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“46 telefonate per tampone dopo febbre”, bambino per settimane assente da scuola

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Odissea per un bambino di Pordenone: settimane di attesa per un tampone.

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Un bambino di 8 anni di Pordenone ha vissuto una vera e propria odissea. Il piccolo soffre spesso di febbri. La temperatura sale e scende, anche a distanza di poche ore. In virtù dell’emergenza Coronavirus i genitori, prima di farlo tornare a scuola, ogni volta chiedono alla pediatra di fissare un tampone.

L’attesa per effettuare il test ed avere risultati, tuttavia, dura settimane. Così il piccolo è stato costretto più volte a rimanere in casa per quasi un mese inutilmente, dato che l’esito è negativo.

L’attesa infinita

A raccontare il periodo di totale abbandono vissuto dal bambino di Pordenone è stata la mamma. “L’unica parvenza di normalità che posso regalare a mio figlio è la scuola. Abbiamo tolto sport, amici, catechismo a questa generazione.

Resta solo la scuola, con le mascherine, le tante limitazioni ma almeno in classe, insieme ai compagni“, ha detto. In un attimo, tuttavia, il piccolo è stato privato anche di questo. “Io rispetto le norme, ma soprattutto gli altri, per cui quando a mio figlio si alza la febbre, anche se dopo alcune ore se ne va via, avviso la pediatra“.

L’iter per sottoporsi a tampone è tuttavia infinito, anche per i più piccoli.

La prima difficoltà è entrare in contatto con chi deve darmi l’appuntamento – continua la mamma -. Quest’ultima volta ho dovuto chiamare il numero indicato 46 volte, dico 46 volte prima di riuscire a parlare con un operatore e sapere quando potevo fare il tampone a mio figlio“. Già all’apertura delle scuole era accaduto qualcosa di simile e il piccolo era riuscito a recarsi a scuola soltanto a metà ottobre.

Ora la situazione è addirittura peggiorata. “Da lunedì è a casa con la febbre. Dopo le decine di telefonate giovedì ha potuto fare il tampone, ma dovrò aspettare la prossima settimana per avere l’esito“.

La mamma del bimbo di 8 anni dunque ha rivolto un appello alle istituzioni. “Vorrei solo che facessero una sorta di percorso dedicato ai più piccolo. Che qualcuno facesse tamponi rapidi, così i bambini non sarebbero costretti a saltare settimane di lezioni.

Mio figlio mi ha detto “mamma ti prego fammi fare il tampone“, perchè vuole tornare a scuola. Come trattiamo questa generazione alla quale abbiamo già tolto tanto, troppo?“.

Nata a Palermo, classe 1998, è laureata in Scienze delle comunicazioni per i media e le istituzioni e iscritta all'Albo dei giornalisti pubblicisti. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Mediagol e itPalermo.


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Chiara Ferrara

Nata a Palermo, classe 1998, è laureata in Scienze delle comunicazioni per i media e le istituzioni e iscritta all'Albo dei giornalisti pubblicisti. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Mediagol e itPalermo.

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