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Morte di Roberto Chiappara: la Procura di Ferrara riapre le indagini

La Procura ferrarese ha riaperto le indagini sulla morte di Roberto Chiappara, operaio deceduto nel 2017 a seguito di un incidente sul lavoro.

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A distanza di oltre tre anni dal fatale incidente sul lavoro che lo portò alla morte, la Procura di Ferrara ha riaperto le indagini, precedentemente archiviate, sul caso di Roberto Chiappara.

Riaprono le indagini sulla morte di Roberto Chiappara

Si tratta dell’operaio di 36 anni originario di Palermo che l’11 settembre 2017 rimase vittima di un incidente sul lavoro.

Da poco assunto alla Ser di Verona dove si era trasferito, stava togliendo alcune coperture di amianto dal tetto di un capannone quando all’improvviso cadde procurandosi traumi che lo portarono al decesso dopo due giorni di agonia.

Dopo l’incidente la Procura aveva aperto le indagini iscrivendo il legale rappresentante e il capocantiere e preposto della Ser nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo aggravato dalla violazione della normativa antinfortunistica del lavoro.

Ma la magistratura chiese poi l’archiviazione, accolta dal giudice “sul presupposto del comportamento abnorme del ragazzo che, durante i lavori, per sua colpa, si sarebbe avventurato in un tratto della copertura inidoneo a sostenere un peso umano omettendo di agganciarsi alle linee vita“. Una decisione a seguito della quale i familiari si rivolsero agli avvocati Barbara Dicuzzo, Leonarda Palisi e Claudio Maruzzi affinché valutassero la possibilità di chiedere la riapertura delle indagini.

Maruzzi si è così rivolto all’ingegner Stefano Bergagnin di Ferrara per svolgere una consulenza tecnica che ha ravvisato più violazioni a carico degli originari indagati, oltre di altri, ritenute “chiaramente legate causalmente alla morte di Roberto“. Per questo la Procura ha deciso di aprire una nuova indagine. I legali, che hanno ribadito come a provocare la caduta fu la rottura del tetto, in molti punti non portante, confidano ora che i presunti responsabili vengano rinviati a giudizio.

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