Un tempo si credeva che lo sport potesse fermare le guerre, che il fischio d’inizio fosse una tregua universale. Oggi, invece, il campo da gioco è diventato un palcoscenico dove si riflettono le tensioni del mondo. La frase dei sindaci di Trento e Rovereto, che hanno accolto la nazionale israeliana Under 18 agli Europei di basket, rompe uno degli ultimi tabù dello sport: l’idea che esista uno spazio impermeabile alla politica e ai conflitti.
Lo sport come campo di battaglia
Pochi giorni dopo l’accoglienza della nazionale israeliana, la federazione israeliana ha diffuso un video in cui l’allenatore Nadav Zilberstein ricorda ai suoi ragazzi che ci sono soldati che stanno combattendo e persone che sono morte “affinché noi possiamo giocare qui”. Dall’altra parte, il Comitato olimpico palestinese racconta di centinaia di atleti uccisi e impianti sportivi distrutti, una generazione cresciuta tra le macerie.
Due narrazioni inconciliabili che finiscono nello stesso parquet.
Il pallone continua a rimbalzare, ma non è più soltanto un pallone. Lo abbiamo visto con la Russia esclusa dalle competizioni internazionali dopo l’invasione dell’Ucraina. Oggi lo vediamo con Israele, tra chi chiede sanzioni sportive e chi difende il principio che gli atleti non debbano pagare per le decisioni dei governi.
Ogni nazionale, ogni squadra, diventa un simbolo di appartenenza che va ben oltre i novanta minuti.
Lo sport come identità culturale
Il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI) racconta come lo sport sia diventato un legame identitario per gli italiani nel mondo. In occasione del centenario del Calcio Napoli, il MEI presenta “Passione Migrante – 100 anni di Calcio Napoli oltre i confini”, un video che racconta come la storia del club azzurro si sia intrecciata con quella delle migliaia di campani emigrati nel corso del Novecento. La valigia che custodisce la prima maglia del Napoli diventa il simbolo dell’emigrazione italiana, mentre un moderno trolley contenente l’ultima maglia celebrativa del club testimonia come quel sentimento di appartenenza continui ancora oggi attraverso le nuove generazioni.
Il percorso dedicato allo sport prosegue con un video emozionale dedicato alla storia della scherma italiana, realizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il video racconta la scherma come una delle eccellenze del Made in Italy, mettendo in luce non solo i grandi successi agonistici, ma anche il ruolo svolto dai maestri italiani che hanno esportato la scuola schermistica in decine di Paesi.
Lo sport come memoria civile
Mirandola ha accolto il passaggio della staffetta ciclistica “Insieme per non dimenticare il 2 agosto 1980”, l’iniziativa che ogni anno attraversa l’Italia per mantenere viva la memoria delle vittime della strage alla stazione di Bologna. La staffetta, partita dal Brennero il 27 luglio e diretta a Bologna, è stata accolta davanti al Municipio dal Sindaco Letizia Budri, che ha rivolto ai partecipanti un saluto dell’Amministrazione comunale e della città. La staffetta rappresenta molto più di un evento sportivo: un gesto di memoria civile che, chilometro dopo chilometro, attraversa le comunità ricordando le vittime della strage del 2 agosto 1980 e riaffermando i valori della democrazia, della libertà, della giustizia e del rifiuto di ogni forma di violenza e terrorismo.
La memoria non appartiene soltanto al passato, ma è una responsabilità che riguarda il presente e il futuro. Ricordare significa educare le nuove generazioni, mantenendo vivi i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. Grazie a tutti coloro che, con il loro impegno, continuano a rendere possibile questa importante testimonianza civile.
