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Accordo segreto tra USA e Houthi per aprire il Mar Rosso

Accordo segreto tra USA e Houthi per aprire il Mar Rosso

Un accordo tacito tra Washington e gli Houthi apre il Mar Rosso, ma la crisi umanitaria si aggrava sul terreno yemenita.

Il conflitto yemenita, ormai protratto da più di un decennio, ha appena assunto una nuova dimensione: gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno stipulato un accordo riservato con gli Stati Uniti. In cambio della promessa di Washington di non intervenire con forze militari dirette nella guerra saudita, i ribelli hanno accettato di garantire libero transito per le navi commerciali lungo il Mar Rosso.

La notizia, resa pubblica il 17 settembre 2026, segna una svolta strategica per le rotte marittime internazionali e per le dinamiche di potere nella regione.

Il patto, secondo le fonti governative statunitensi, è stato firmato in un momento in cui gli Houthi stanno lanciando una offensiva lungo la costa yemenita. La loro presenza si è intensificata dopo una serie di attacchi aereo-navalistici, tra cui l’uso di droni e missili balistici contro obiettivi sauditi.

L’obiettivo di Washington è quello di mantenere aperta la via del trasporto energetico evitando un coinvolgimento militare diretto che potrebbe espandere il conflitto a livello globale.

Il patto segreto tra Stati Uniti e Houthi

L’accordo prevede che le navi statunitensi possano attraversare il Mar Rosso senza subire blocchi o attacchi da parte delle forze Houthi.

In cambio, gli Stati Uniti hanno accettato di non fornire assistenza aerea o logistca alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita nella sua campagna contro i ribelli. L’intesa, ancora non ufficialmente riconosciuta, è stata descritta dalle autorità americane come un “passo necessario per garantire la sicurezza delle rotte marittime” e per evitare un’escalation militare nella regione.

Il Bab el-Mandeb stretto di accesso cruciale che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano, è al centro delle preoccupazioni: il suo blocco avrebbe ripercussioni immesse sui flussi di petrolio mondiale. Con il nuovo accordo, gli Houthi potrebbero continuare a controllare il territorio circostante, ma sono tenuti a non ostacolare il traffico commerciale, evitando così sanzioni internazionali più severe.

L’avanzata sul territorio e la crisi dei profughi

Nel frattempo, gli Houthi hanno compiuto una serie di conquiste significative. Dopo aver lanciato una campagna di attacchi a partire da luglio, le forze ribelli hanno preso il controllo della città portuale di Mokha e, poco dopo, dell’isola di Perim posta all’ingresso del Bab el-Mandeb. Queste vittorie rafforzano la loro capacità di influenzare le rotte marittime e di aumentare la pressione sull’Arabia Saudita.

Le testimonianze dei profughi

Le operazioni di avanzata hanno avuto un costo umano enorme. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), più di 82.000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case dal principio del mese, tra cui 2.000 hanno attraversato il Golfo di Aden per raggiungere Djibouti. A Taiz, Aisha Muhammad racconta la sua disperazione: “They are being blocked and shot at. Right now, they cannot reach us, and we cannot return to them. This is a trial from God.” La donna, intenta a scaldare dell’acqua in un vecchio bollitore, descrive la difficoltà di rimanere in contatto con i familiari rimasti intrappolati nei villaggi costieri.

Il direttore generale dell’IOM, Amy Pope, ha sottolineato che “dietro ogni cifra c’è una famiglia che ha perso tutto”. Molti profughi hanno attraversato il mare con risorse limitate, spinti dalla fame e dalla mancanza di assistenza. In Djibouti, i rifugiati ricevono cibo e acqua nei campi di accoglienza, ma il ministro delle finanze del Paese, Ilyas Dawaleh, ha avvertito che la situazione sta diventando “progressivamente più difficile” per il suo stato.

Rischi regionali e prospettive future

L’espansione degli Houthi si intreccia strettamente con la strategia iraniana. Dopo l’attacco americano-israeliano all’Iran, Teheran ha intensificato il sostegno ai suoi alleati nella penisola arabica, trasformando il conflitto yemenita in un “secondo fronte” della guerra più ampia contro gli Stati Uniti. Il controllo di Mokha e Perim permette a Teheran di esercitare una maggiore influenza sullo Stretto del Bab el-Mandeb minacciando le esportazioni di petrolio saudita.

Arabia Saudita, alle prese con un calo drammatico del 95 % delle esportazioni attraverso il Bab el-Mandeb, ha risposto formando una coalizione navale di 14 paesi, inclusi Turchia, Pakistan, Egitto, Sudan e Djibouti. Nonostante questi sforzi, la mancanza di supporto aereo diretto durante le recenti offensive ha evidenziato le difficoltà logistiche della coalizione. Le richieste saudite di maggiore assistenza americana sono state accolte con cautela: Washington, impegnata in un conflitto in corso con l’Iran e desiderosa di non aprire un nuovo fronte, ha mantenuto una posizione di “trattativa delicata”.

Le tensioni si protrarranno finché gli Houthi continueranno a consolidare il controllo su aree strategiche. Le loro richieste potrebbero includere il riconoscimento politico, il ritorno alle negoziazioni e forse il pagamento di risarcimenti. Nel frattempo, la popolazione civile, già afflitta da una grave insicurezza alimentare, rischia di subire una nuova ondata di carestia se la situazione non verrà stabilizzata.

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