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Debate televisivo cancellato da Record prima del ballottaggio

Debate televisivo cancellato da Record prima del ballottaggio

Il dibattito tra Lula e Flávio Bolsonaro è sparito dal palinsesto di Record, ma la corsa elettorale brasiliana resta accesa con nuovi scontri televisivi e tensioni politiche.

L’emittente Record ha comunicato, nella giornata di oggi, la cancellazione del confronto televisivo previsto per domenica 11 ottobre tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro. La decisione è stata motivata da una presunta incompatibilità di impegni, nonostante entrambi avessero ribadito la volontà di partecipare ai confronti televisivi della seconda fase della campagna.

Fino a questo momento, né Lula né Flávio avevano preso parte a dibattiti in vista del primo turno, tenutosi il 4 ottobre. La cancellazione,

Altri scontri televisivi in calendario

Nonostante l’annullamento di Record, il panorama mediatico rimane ricco di appuntamenti. La rete SBT ha confermato un confronto per il 15 ottobre, mentre il gruppo Band in collaborazione con il quotidiano Estado de São Paulo organizzerà un dibattito il 18 ottobre.

Infine, Globo trasmetterà l’ultimo scontro previsto il 23 ottobre, a pochi giorni dal secondo turno.

Questi appuntamenti assumono una valenza ancora più critica alla luce dei risultati del primo turno: Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 47,03% dei voti (circa 56 milioni), superando di quasi due punti Lula che si è fermato al 45,16% (circa 54 milioni).

Anche all’estero, Bolsonaro ha vinto con 25 000 voti contro i 18 000 di Lula.

Tensioni politiche, arresti e accuse di interferenze esterne

La fase post-primo turno è stata segnata da una serie di eventi delicati. Le forze dell’ordine hanno arrestato 169 persone per reati legati a propaganda irregolare, violazione del silenzio elettorale e compravendita di voti includendo 23 individui catturati a Teresina (Piauí), Boa Vista e Roraima. È stato inoltre sequestrato un contante di 789.800 reais (circa 151 000 USD), destinato a comprare voti ma non ancora attribuito a un singolo candidato.

Bolsonaro è stato accusato di aver infranto il silenzio elettorale richiedendo il voto ai cittadini in fila davanti al suo seggio a Rio de Janeiro. Parallelamente, tensioni sono esplose nei pressi dell’ambasciata brasiliana a Buenos Aires e si sono registrati ritardi nell’apertura dei seggi statunitensi, oltre a un tentativo di distruzione di materiale elettorale a Ginevra.

Le autorità brasiliane indagano su presunte interferenze statunitensi: la Polizia federale ha segnalato flussi di un milione di dollari attraverso il programma di “Contrasto al lawfare e alla censura”, oltre a ulteriori fondi transitati via Rockbridge Network, legati al vicepresidente americano JD Vance. L’Avvocatura dello Stato sostiene che tali operazioni mirino a indebolire la sovranità nazionale. Un’indagine separata riguarda il trasferimento di 12 milioni di dollari nel 2025 da parte dell’ex banchiere Filipe Vorcaro per finanziare il film “Dark Horse”, prodotto da Go Up Entertainment e diretto da Cyrus Nowrasteh.

Nel contesto diplomático, l’ambasciata americana a Brasilia ha sospeso i servizi per “motivi di sicurezza” poco prima delle urne, mentre Bolsonaro ha attribuito la tensione a una presunta ostilità di Washington dovuta ai legami di Lula con la Cina. Lula, dal canto suo, ha definito la mossa “anomalia” e ha chiesto alla Corte suprema di esaminare l’ampiezza dell’interferenza, includendo i fratelli Bolsonaro.

Il sostegno delle chiese evangeliche, che rappresentano il 30% della popolazione brasiliana (circa 47 milioni di fedeli), aggiunge un ulteriore strato di complessità. La maggior parte di questi credenti favorisce Bolsonaro tramite reti come quella di Edir Macedo e l’Assemblea di Dio. Flávio ha promesso di nominare “quattro o cinque ministri convintamente evangelici” per “salvare le anime” e onorare il nome di Dio.

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