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Sopravvivere a Oleshky: droni, miniere e scelta tra fame e morte

Sopravvivere a Oleshky: droni, miniere e scelta tra fame e morte

Una piccola comunità di Oleshky resiste tra esplosioni, carestia e l'ausilio incerto dei droni.

Oleshky, cittadina di circa duemila abitanti situata sulla riva russa del Dnipro, è divenuta simbolo di una crisi umanitaria in crescita da quando le forze russe hanno consolidato il controllo del territorio nel 2022. Dopo il ritiro delle truppe ucraine, la località è passata da una tranquilla periferia di Kherson a una zona di conflitto permanente, soggetta a continui attacchi aerei e a un progressivo isolamento dalle forniture di base.

La popolazione, ridotta da 24 000 abitanti a poco più di due mila, deve affrontare la mancanza di acqua, energia elettrica, gas e, soprattutto, cibo, in condizioni che ricordano un vero assedio.

Condizioni di vita a Oleshky dopo l’occupazione russa

Strade minate e isolamento

Le vie di accesso al centro abitato sono state trasformate in tratti pericolosi: le strade principali, gravemente danneggiate, sono ora disseminate di miniere che impediscono qualsiasi movimento di veicoli di soccorso o civili.

Questa situazione ha lasciato i 2.000 residenti della città, inclusi circa 50 bambini praticamente tagliati fuori da ogni rete di approvvigionamento. L’impossibilità di attraversare il confine territoriale rende i tentativi di evacuazione estremamente rischiosi e ha già provocato la morte di un autista che, nel giugno scorso, è stato colpito da una mina.

Scarsità di beni di prima necessità

Dal giugno non arrivano più rifornimenti via terra; la popolazione è costretta a ricorrere a misure disperate, come mangiare erba, per sopravvivere. L’unico punto di approvvigionamento rimasto funzionante è Radensk, un piccolo insediamento a 23 chilometri di distanza. Ogni tre-quattro giorni una delle famiglie di Oleshky intraprende a piedi il viaggio per acquistare provviste, un percorso che si conclude con gambe gonfie e stanchezza estrema. Nel frattempo, il marito della donna rincorsa da fame è ancora in convalescenza dopo una ferita da scheggia subita in un attacco con droni.

Tentativi di aiuto tramite droni e ostacoli nella distribuzione

Consegne di settembre e ottobre

Le Forze armate ucraine hanno ricorso a droni pesanti per superare le barriere terrestri. Alla fine di settembre sono stati lanciati quasi 400 pacchi per un peso complessivo di quasi 4 tonnellate di cibo e medicinali. Un’ulteriore operazione, annunciata il 4 ottobre, ha replicato la stessa quantità. Tuttavia, le autorità locali denunciano che le consegne non raggiungono le case dei civili: “Non sappiamo dove siano state inviate né a chi”, afferma una residente.

Testimonianze dei residenti e difficoltà di accesso

Le parole di una donna sfuggita al conflitto riassumono la disperazione diffusa: “Sento voci frammentarie, a volte incomplete, ma la cosa più importante è sentire la sua voce”, dice, riferendosi alla sorella rimasta a Oleshky. La sorella, costretta a percorrere a piedi la distanza verso Radensk, torna a casa con le gambe gonfie; suo marito, ancora indebolito da una ferita, osserva impotente. Un’altra testimonianza racconta che “la gente è costretta a scegliere tra far esplodere una mina o morire di fame”.

Impatto umano e prospettive di evacuazione

Le cifre dell’ONU indicano che, entro la fine di giugno, almeno 29 civili sono stati uccisi e 54 feriti a Oleshky e nelle vicine località di Hola Prystan nel 2026. Il governatore russo dell’intera regione di Kherson, Vladimir Saldo, ha riportato 68 vittime durante lo stesso anno. Organizzazioni di volontariato, costrette a percorrere lunghe tratte attraverso la Russia e la Bielorussia, sono gli unici soggetti a tentare evacuazioni, ma le attività rimangono ostacolate da limitazioni imposte dal Cremlino. Il Commissario ucraino per i Diritti umani ha richiesto un cessate-il-fuoco localizzato, vie di fuga sicure e l’accettazione dei rifugiati nei territori controllati da Kiev, ma finora i negoziati non hanno prodotto risultati concreti.

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