> > Dl Sicurezza: fiducia, critiche e la questione degli incentivi per i rimpatri

Dl Sicurezza: fiducia, critiche e la questione degli incentivi per i rimpatri

Dl Sicurezza: fiducia, critiche e la questione degli incentivi per i rimpatri

Il governo conferma la fiducia sul dl sicurezza e annuncia un decreto correttivo per rispondere ai rilievi del Quirinale e dell'avvocatura, mentre le opposizioni occupano i banchi e le questioni di copertura finanziaria infiammano il dibattito

Il governo ha deciso di porre la fiducia sul Dl Sicurezza, spingendo l’iter parlamentare verso la conversione definitiva entro venerdì. La norma che prevede incentivi per i legali coinvolti nelle pratiche di rimpatrio volontario assistito è al centro della bufera politica: dopo un emendamento abortito in extremis, la presidente del Consiglio ha annunciato un decreto correttivo da portare in Consiglio dei ministri per recepire i rilievi del Quirinale e dei consulenti legali del governo.

Il ministro dell’Interno ha ribadito in Aula che il percorso proseguirà con determinazione, mentre la maggioranza difende l’impianto come frutto di buon senso.

Lo scontro politico in Aula

La reazione delle opposizioni è stata immediata e dura: il leader del M5S ha invitato la premier a fermarsi, accusando l’esecutivo di voler “asservire” le istituzioni e sostenendo che si stia creando un “grave cortocircuito istituzionale”.

In Aula sono intervenuti anche i responsabili dei gruppi, con critiche sulla presunta mancanza di rispetto verso il Parlamento e sull’ipotetico conflitto con il Colle. La tensione ha portato all’occupazione simbolica dei banchi del governo e alla sospensione dei lavori, con la convocazione della conferenza dei capigruppo. Il presidente della Camera ha però difeso l’iter come corretto, ricordando precedenti e procedure seguite.

Questioni di responsabilità e procedure

Nel corso del dibattito la deputata del Pd che segue la materia delle coperture ha sottolineato come la norma contestata avesse ricevuto pareri negativi da alcuni ministri, in particolare per la mancanza di copertura finanziaria. Il M5S ha chiesto la sospensione dei lavori fino all’espressione della commissione Bilancio; nello stesso tempo parlamentari di vari schieramenti hanno denunciato un’attività che avrebbe leso le prerogative dei deputati, alimentando accuse di scarsa trasparenza nella gestione dell’emendamento.

Contenuti della norma e reazioni dell’avvocatura

Al centro della polemica c’è l’articolo individuato come 30-bis, che riconosce un ruolo operativo al Consiglio nazionale forense nella procedura di rimpatrio e prevede stanziamenti per il rimborso dei legali. I numeri riportati dalle ricostruzioni ufficiali indicano risorse pari a 246mila euro per il 2026 e a 492mila euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Secondo il testo la corresponsione del compenso era collegata alla presentazione della domanda di rimpatrio e al suo esito positivo, elemento che ha scatenato le critiche di più parti dell’avvocatura.

Il ruolo del Consiglio nazionale forense

Il Consiglio nazionale forense ha reagito con una nota netta, dichiarando di non essere mai stato informato rispetto al coinvolgimento previsto dalla norma: né durante la fase di presentazione dell’emendamento, né nel successivo iter. Questa esclusione ha un forte peso istituzionale, perché attribuire compiti organizzativi e amministrativi a un organismo professionale senza il suo consenso apre un problema di legittimità procedurale oltre che di opportunità politica.

Critiche deontologiche e costituzionali

Le Camere penali hanno bocciato la previsione definendola incompatibile con la Costituzione e con i principi deontologici: l’avvocato, secondo la loro ricostruzione, non può essere assoggettato a meccanismi che lo remunerino in relazione all’esito voluto dallo Stato, perché questo comprometterebbe la libertà e indipendenza della difesa. Il dibattito ha dunque assunto anche un profilo tecnico-giuridico, aprendo la strada a possibili contestazioni formali.

Soluzioni tecniche e il percorso verso il correttivo

Per evitare di mettere a rischio l’intera conversione del decreto — che scade il 25 aprile se non convertito — il governo ha scelto di non forzare un emendamento d’Aula e di optare per un decreto correttivo. L’ipotesi allo studio prevede di ampliare la platea dei beneficiari del contributo, includendo oltre ai legali anche mediatori e associazioni, e di modificare la condizione di erogazione: l’obolo di 615 euro, che era collegato all’esito del rimpatrio, potrebbe essere trasformato in un rimborso erogato a chi segue la pratica, a prescindere dall’esito della procedura.

Perché evitare l’emendamento? Tempi e rischi

I ministri e i sottosegretari che hanno seguito la vicenda hanno spiegato che inserire una correzione in extremis avrebbe comportato complicazioni procedurali, inclusa una nuova lettura al Senato in tempi molto stretti, con il rischio di far decadere il provvedimento. Nel frattempo le interlocuzioni con il Quirinale sono proseguite in silenzio, mentre dalla maggioranza si invoca l’esistenza di precedenti che giustificherebbero la soluzione scelta. Resta aperto il confronto politico e giudiziario sul merito della norma e sulla sua compatibilità con i principi costituzionali.