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Bagarre alla Camera, occupati i banchi del governo: l'Onorevole espulso dall'aula

banchi del governo occupati

Proteste delle opposizioni durante la votazione sulle pregiudiziali: occupazione dei banchi del governo e sospensione dei lavori disposta da Rampelli.

Il confronto sul decreto Sicurezza alla Camera si è rapidamente infiammato, trasformandosi in una protesta parlamentare con i banchi del governo occupati dalle opposizioni durante una fase particolarmente tesa delle votazioni e del dibattito in Aula.

Votazioni, fratture politiche e accuse sul decreto Sicurezza

La giornata parlamentare era già stata scandita da passaggi votati a maggioranza e da un progressivo irrigidimento del confronto politico.

Con 145 voti favorevoli e 95 contrari, l’Aula aveva approvato la chiusura della discussione generale sul decreto, su iniziativa della Lega, respingendo successivamente – con uno scarto di 47 voti – la richiesta di ritorno in commissione avanzata dalle opposizioni. Il momento di rottura definitiva è arrivato con il rigetto delle pregiudiziali di costituzionalità, bocciate con 148 voti contrari, evento che ha innescato la protesta più dura.

A quel punto deputati di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno occupato fisicamente l’area dei banchi governativi, a cui si sono uniti anche esponenti come Elly Schlein, Giuseppe Conte e Riccardo Magi di +Europa, mentre il ministro Piantedosi restava in Aula.

La situazione ha reso necessario l’intervento del presidente di turno e la sospensione dei lavori, seguita dall’annuncio della convocazione della conferenza dei capigruppo, richiesta da tempo dalle opposizioni.

Nel dibattito politico successivo, il decreto è stato duramente contestato dal fronte oppositivo, che lo ha definito “decreto della vergogna”, mentre dalla maggioranza si è sottolineata la sua funzione in materia di sicurezza pubblica e tutela delle forze dell’ordine.

Dl Sicurezza, opposizioni occupano i banchi del governo: Rampelli sospende e espelle Scotto

Dopo il rigetto da parte dell’Assemblea delle questioni pregiudiziali di costituzionalità sollevate dalle opposizioni, la seduta è rapidamente degenerata in protesta. I deputati dei gruppi di minoranza hanno invaso sia l’emiciclo sia gli scranni riservati al Governo, impedendo di fatto la prosecuzione regolare dei lavori parlamentari. La tensione, già alta dopo una notte segnata da polemiche e da annunci poi smentiti – tra cui un cosiddetto “emendamento fantasma” mai approdato a Montecitorio – è esplosa definitivamente nella mattinata, mentre le commissioni Giustizia e Affari Costituzionali erano riunite al quarto piano della Camera.

In Aula la situazione è precipitata durante la discussione sul decreto Sicurezza, con i banchi dell’esecutivo circondati dagli esponenti dell’opposizione. In quel momento il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è rimasto seduto in modo composto, mentre davanti a lui si sviluppava la protesta con slogan e accuse di mancanza di trasparenza. Il vicepresidente di turno Fabio Rampelli ha tentato più volte di ristabilire l’ordine con richiami formali, affermando: “Non potete bloccare i lavori del Parlamento, liberate i banchi del governo”. Nonostante gli avvertimenti, il deputato del PD Arturo Scotto è rimasto sugli scranni governativi e, dopo ulteriori sollecitazioni, Rampelli ha disposto la sua espulsione pronunciando anche: “Deputato Scotto, si dia un contegno”, per poi sospendere la seduta.