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Ebola in Congo: emergenza sanitaria con 1.587 morti e tasso di letalità del 44%

Ebola in Congo: emergenza sanitaria con 1.587 morti e tasso di letalità del 44%

L'epidemia di Ebola Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo sta peggiorando, con oltre 3.600 casi e 1.587 morti. Scopri come l'OMS e le autorità locali stanno affrontando l'emergenza.

L’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo sta vivendo una fase critica, con un aumento preoccupante dei casi e dei decessi. Secondo gli ultimi dati disponibili, al 30 luglio sono stati registrati 3.605 casi confermati con 1.587 morti corrispondenti a un tasso di letalità grezzo del 44%.

L’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) ha segnalato che l’epidemia, inizialmente circoscritta alla zona sanitaria di Mongbwalu nella provincia di Ituri si è estesa a cinque provinceIturiNord KivuSud KivuHaut-Uélé e Tshopo interessando ora 49 zone sanitarie.

L’Uganda dichiara la fine dell’epidemia, ma il rischio persiste

Mentre la Repubblica Democratica del Congo affronta una delle epidemie più gravi della sua storia, l’Uganda ha dichiarato la fine del proprio focolaio di Ebola Bundibugyo il 28 luglio. Questo annuncio è arrivato dopo 42 giorni senza nuovi casi confermati, un periodo equivalente a due cicli di incubazione del virus.

L’ultimo paziente era stato dimesso il 16 giugno, e l’ultimo caso importato il 16 luglio.

Tuttavia, l’OMS ha avvertito che l’Uganda rimane a rischio di nuovi casi importati a causa della trasmissione in corso nella vicina Repubblica Democratica del Congo. L’agenzia ha ribadito la necessità di mantenere elevati livelli di sorveglianza e misure di controllo soprattutto in considerazione dei continui spostamenti della popolazione e del rischio di trasmissione transfrontaliera.

La situazione nei campi profughi: un ambiente favorevole alla diffusione del virus

La situazione è particolarmente critica nei campi profughi della Repubblica Democratica del Congo dove la densità della popolazione e le condizioni igieniche precarie favoriscono la diffusione del virus. Ad esempio, nel campo profughi di Kigonze nella provincia di Ituri sono state registrate 55 morti tra l’inizio di aprile e la fine di giugno, con almeno quattro decessi confermati legati all’Ebola.

Le condizioni igieniche nei campi sono state descritte come disastrose. Nel campo di Kigonze mancano ancora 580 latrine per raggiungere gli standard internazionali minimi. La diarrea uno dei principali vettori di diffusione del virus, è una preoccupazione costante. Inoltre, la diffidenza verso il sistema sanitario e i riti funebri tradizionali complicano ulteriormente la gestione dell’epidemia.

Le sfide della risposta sanitaria

Gli operatori sanitari stanno affrontando numerose sfide nella gestione dell’epidemia. La violenza dei gruppi armati, gli scioperi del personale sanitario e le difficoltà nel raggiungere le comunità più isolate rendono la risposta ancora più complessa. Inoltre, la mancanza di un vaccino e di terapie approvate contro il ceppo Bundibugyo limita le opzioni di trattamento disponibili.

L’ONG Amref attraverso il suo Country Director di Amref UgandaPatrick Kagurusi ha sottolineato l’importanza di investire in sistemi sanitari solidi e di preparare le comunità a rispondere alle emergenze. Kagurusi ha dichiarato che l’Ebola non si sconfigge solo negli ospedali ma richiede informazioni affidabilioperatori sanitari ben preparati e popolazione consapevole.

Nonostante le difficoltà, ci sono anche casi virtuosi di gestione dell’epidemia. In alcuni campi profughi dell’Ituri i leader della comunità hanno preso in mano il monitoraggio dei contagi identificando i nuovi arrivati da zone a rischio e sorvegliando i contatti dei sospetti malati. Inoltre, il governo congolese ha reso gratuita l’assistenza sanitaria nelle quattro zone più colpite, incoraggiando le madri a portare i figli in ospedale per diagnosi precoci.

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