> > Elezioni russo 2026: la sfida che ha tolto Iya Boronina dal seggio

Elezioni russo 2026: la sfida che ha tolto Iya Boronina dal seggio

Elezioni russo 2026: la sfida che ha tolto Iya Boronina dal seggio

Una canzone rock ha cancellato un’opposizione: la vicenda di Iya Boronina e la pulizia dei candidati alla Duma.

Il panorama elettorale russo si avvicina al weekend del 18-20 settembre, ma la competizione è già stata ridimensionata da numerosi provvedimenti giudiziari. In diversi repubblicani, tra cui Udmurtia e Tomsk, la magistratura ha annullato le candidature di figure dell’opposizione, citando violazioni di copyright e altre infrazioni formali.

Il caso più emblematico è quello di Iya Boronina politica dell’Udmurtia che ha utilizzato nella propria campagna il brano “Bad to the Bone” dei George Thorogood & The Destroyers. Il tribunale supremo della repubblica ha dichiarato la sua esclusione dalla corsa alla Duma sostenendo che la candidata non poteva acquistare la licenza della canzone, poiché il pagamento avrebbe richiesto dollari americani, un importo non ammissibile dal conto di campagna.

Il caso Iya Boronina: l’interdizione per utilizzo di ‘Bad to the Bone’

Secondo la sentenza, la violazione del diritto d’autore è stata dimostrata dal partito A Just Russia che ha presentato la denuncia. La corte ha ritenuto che l’uso del brano senza licenza costituisse una violazione della legge sulla proprietà intellettuale.

Boronina ha denunciato la mancanza di notifica sulla data dell’udienza, affermando che il procedimento è avvenuto senza la sua partecipazione, evidenziando così una possibile motivazione politica dietro la decisione.

Motivazione legale e ruolo di A Just Russia

Il reclamo di A Just Russia si è basato sull’impossibilità, per una campagna elettorale, di effettuare pagamenti in valuta estera.

La Corte ha interpretato questa limitazione come prova di una condotta illecita anche se la licenza per la canzone è disponibile sul mercato internazionale. L’argomento ha aperto un dibattito sulla coerenza delle norme fiscali e di campagne, soprattutto in un contesto in cui il partito di governo esercita un controllo stretto sui processi elettorali.

Le esclusioni su larga scala: Yabloko e i candidati comunisti

Il provvedimento contro Boronina è uno dei tanti a indebolire l’opposizione. Ben 29 candidati del partito liberale Yabloko sono stati squalificati, quattro dei quali responsabili di sezioni regionali, tra cui proprio Boronina. Il partito, unico a presentare un programma apertamente anti-guerra, era già stato escluso dalla lista nazionale a causa di una sentenza della Corte suprema. Restano solo 106 candidati su 135 iniziali, sparsi in 45 regioni, per le circoscrizioni uninominali.

Parallelamente, almeno otto membri del Partito Comunista hanno subito squalifiche. Il caso più discusso è stato quello di Nikolai Bondarenko ex deputato della regione di Saratov, rimosso dopo che un vecchio post sui social mostrava una foto di Alexei Navalny. La sua esclusione, che ha generato oltre 3 milioni di visualizzazioni sui social, è stata motivata da una presunta violazione di copyright, confermando la tendenza a utilizzare norme tecniche come pretesto per ostacolare candidati popolari.

Procedimenti in Udmurtia e Tomsk

Nel frattempo, nella regione di Tomsk, un tribunale ha bandito la lista di Yabloko dalle Elezioni regionali, citando presunti superamenti di spesa, violazioni di copyright e l’uso di piattaforme social vietate. In altre regioni, le autorità hanno annullato le candidature per motivi quali la citazione di Navalny, la proprietà di azioni su borse estere o persino la pubblicazione di caricature di Adolf Hitler. Queste decisioni, secondo esperti, riflettono un tentativo da parte dei funzionari locali di dimostrare lealtà al Cremlino, contribuendo a una “pulizia” sistematica dei nomi più critici.

Sotto pressione: dinamiche politiche e strategia del Cremlino

Le squalifiche coincidono con una strategia di lungo periodo volta a ridurre la possibilità di voto di protesta e a contenere l’affluenza alle urne. La riduzione dei candidati dell’opposizione, sia all’interno di partiti sistematicamente ristretti sia di quelli più apertamente critici, appare coerente con la prassi del Cremlino di utilizzare requisiti amministrativi e legali per limitare la concorrenza. La presenza di candidati indipendenti è a rischio, anche perché alcuni, come Nikolay Skrynnik hanno abbandonato volontariamente la corsa per timore di ritorsioni interne al loro stesso partito.

Il risultato è un panorama politico ancora più dominato da United Russia con l’opposizione relegata a una presenza marginale e frammentata.

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