Strasburgo, le parole scambiate tra tassista e attentatore
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Strasburgo, le parole scambiate tra tassista e attentatore

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Nuovi dettagli della conversazione tra il tassista e l’attentatore di Strasburgo: "Ho ucciso per vendicare i fratelli morti in Siria”

Cherif Chekatt, il killer di Strasburgo, è stato ucciso dalla polizia nel suo quartiere. E’ stata una donna ad averlo riconosciuto. Avvicinato dagli agenti ha aperto il fuoco. Aveva con sé una pistola e un coltello. Amaq, l’agenzia di propaganda dell’Isis rivendica: “Era un nostro soldato”. L’uomo ha ucciso tre persone, ma ha risparmiato il tassista con cui è fuggito nel quartiere Neuhof, nel sud della città francese. E il quotidiano francese Le Parisien ha pubblicato le conversazioni tra Cherif Chekatt e l’uomo preso in ostaggio dopo la strage. Salito sul taxi, l’autista si è accorto che l’uomo aveva una ferita al braccio e quest’ultimo ha motivato le sue ferite spiegando di aver sparato a dei soldati e di aver ucciso 10 persone. E proprio attraverso la testimonianza del tassista che l’uomo è stato identificato.

Una volta sceso dall’auto Cherif Chekatt si è imbattuto in altri agenti di polizia che hanno nuovamente aperto il fuoco, ma l’operazione è fallita e l’attentatore è riuscito a fuggire.

Strasburgo, la testimonianza del tassista

Il presunto terrorista avrebbe risparmiato il tassista dopo che questi si sarebbe professato “musulmano praticante” e rispettoso della “preghiera”.

E avrebbe inoltre confessato: “Ho ucciso per vendicare i fratelli morti in Siria”.

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Cherif Chekatt era già stato segnalato come giovane radicalizzato. Intorno alle 20 di martedì 11 dicembre ha aperto il fuoco sui mercatini di Natale a Strasburgo uccidendo tre persone, ma aveva già subito 20 condanne per reati comuni. Nella notte tra martedì 11 e mercoledì 12 dicembre, durante una prima conferenza stampa, era stato il ministro dell’Interno, Cristophe Castaner, a riferire che il sospetto 29enne aveva precedenti penali per reati comuni ed era stato in carcere in Francia e Germania. Ed è proprio dal carcere che nel 2016 era stato segnalato dall’antiterrorismo francese e schedato con la lettera “S” per violenze e proselitismo religioso.

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Asia Angaroni
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.