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Malaga, colpito da un attacco d’ansia il padre di Julen

Dopo 12 giorni i genitori di Julen continuano a sperare. Tuttavia, papà Josè è stato soccorso dagli psicologi a causa di un attacco d'ansia

Malaga
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Scavando a mano e anche con l’aiuto di tre minicariche esplosive, i minatori della squadra di soccorso hanno ormai raggiunto il pozzo dove si presume possa esserci Julen, il bimbo di due anni inghiottito in un cunicolo artesiano in disuso profondo 110 metri e largo solo 25 centimetri a Totalan, a circa 20 km da Malaga.

Appena rimosso l’ultimo diaframma verrà infilato nel pozzo una minitelecamera per esplorarlo nella speranza che il bambino possa trovarsi nei dintorni. A causa della rocce quarzitiche e del terreno troppo duro, le operazioni di soccorso stanno subendo ulteriori rallentamenti. Per questo motivo, sarà necessaria una quarta esplosione, con il rischio di danneggiare l’area in cui potrebbe trovarsi il piccolo.

Le operazioni di recupero di Julen

Per evitare cedimenti del terreno, gli 8 minatori della squadra di soccorso scavano con le mani in una situazioni infernale: in uno spazio angusto, con scarsa illuminazione e assicurati ai respiratori ad ossigeno.

Si danno il cambio ogni 35 minuti. Dopo aver scavato un pozzo parallelo a quello in cui è finito Julen, restava da aprire un varco nel “muro” di terreno largo quattro metri. A causa di numerosi imprevisti, è stato necessario ricorrere a microcariche esplosive, di quelle usate anche nei soccorsi delle speleologi intrappolati nelle grotte.

Sono passati 12 giorni da quella drammatica domenica. Le probabilità di ritrovare in vita il bimbo diminuiscono di ora in ora.

Tutta la Spagna si stringe attorno al dolore dei genitori, già affranti dal dolore della perdita del loro primogenito Oliver. “Abbiamo un angelo custode che ci protegge”, avevano detto all’indomani dell’accaduto. Tuttavia, le difficoltà si fanno sempre più sentire e il sostegno di psicologi e specialisti risulta essenziale.

Il dolore dei genitori di Julen

I genitori non perdono la speranza di ritrovare nelle prossime ore il loro bambino.

Tanto l’affetto e il sostegno che stanno ricevendo: quotidianamente ricevono numerose chiamate e moltissimi messaggi, hanno fatto sapere fonti vicine ai genitori. Josè e Vicky, padre e madre di Jueln, sono isolati in una casa vicina e accompagnati solo dai parenti più stretti. Al loro fianco due psicologi professionisti che aiutano loro ad affrontare questa attesa e questo dolore, preparandoli comunque al peggio.

Oltre a tutto questo hanno dovuto subire l’onda mediatica delle bufale, tra cui la notizia che vedrebbe Josè come uno dei costruttori del pozzo apparentemente abusivo. Immediata la smentita da parte della Guardia Civil. Sono due persone che mostrano massima dignità e combattono la loro agonia con forza e grande determinazione. Una fatalità: un attimo di distrazione ha trasformato questi giorni di gennaio in un incubo. Totalan si stringe attorno al dolore di Vicky e Josè e tutti in paese si stanno prendendo cura di loro in questi giorni estenuanti. Preso da sconforto e sofferenza, il padre di Julen è stato assistito dall’equipe di psicologi a causa di un attacco d’ansia.

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