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Venezuela, Maduro contro l’UE: “Nessuno può darci ultimatum”

L'Ue dà otto giorni al Venezuela per indire nuove elezioni. Pena, il riconoscimento del governo ad interim di Juan Guaido. Maduro: "Nessun ultimatum"

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Nessuno può darci un ultimatum. Se vogliono andarsene dal Venezuela, se ne vadano”. Così il presidente venezuelano Nicolas Maduro, in una intervista concessa alla Cnn Turk, respinge l’ingiunzione giunta dal Vecchio Continente. L’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Federica Mogherini si è infatti accodato alla presa di posizione coordinata di Francia Spagna e Germania.

Un ultimatum quindi, con il quale l’Ue concede al governo in carica otto giorni di tempo per indire nuove elezioni. Pena, il riconoscimento della leadership di governo al presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaido.

La presa di posizione dell’Unione Europea

L’Unione, condannando le “Violenze indiscriminate delle autorità” contro i movimenti di protesta, ribadisce infatti che “Le elezioni presidenziali dello scorso maggio in Venezuela non sono state né libere, né giuste né credibili, mancando quindi di legittimità democratica”.

Secondo la Mogherini, “Il paese ha ora urgentemente bisogno di un governo che davvero rappresenti la volontà del popolo venezuelano”.

La posizione di Israele

Anche Israele, che forse nel timore di ritorsioni nei confronti della comunità ebraica venezuelana aveva finora mantenuto un profilo basso, ha invece rotto gli indugi e optato per una presa di posizione netta. “Israele si unisce oggi a Stati Uniti, Canada e alla maggior parte dei paesi dell’America Latina e dell’Europa, ed io annuncio che riconosciamo la nuova leadership del Venezuela”.

Così Benjamin Netanyahu esprime la posizione ufficiale dello stato ebraico, che decide quindi di unirsi a quei paesi che riconoscono la legittimità del governo Guaidò.

Prese di posizione che quindi seguono il riconoscimento del governo dell’autoproclamatosi presidente Guaidò giunto dagli Stati Uniti. Al quale si sono immediatamente affiancati Canada, Argentina, Brasile, Cile e Colombia.

Il rifiuto di Mosca e Pechino

Un riconoscimento che viene però duramente osteggiato da Russia, Cina, Iran e Turchia, che continueranno a sostenere Maduro.

Cina e Russia hanno infatti espresso il proprio veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nella quale si sosteneva la necessità di isolare il presidente Maduro e di procedere al riconoscimento di Guaidò.

Quella richiesta era però una presa di posizione impossibile da sostenere dal Consiglio di Sicurezza, e che è stata infatti bloccata dai veti di Russia e Cina. Che temono, nel caso di un riconoscimento internazionale del governo ad interim, di creare un pericoloso precedente. Sia la Russia di Putin che la Repubblica Popolare Cinese sono infatti regimi nei quali il dissenso viene duramente represso. E il rischio che possa formarsi un governo alternativo a quello ufficiale, e che questo possa ricevere il riconoscimento internazionale e quindi mettere in dubbio la permanenza al potere delle élite governative è vissuto come una minaccia concreta ed attuale. Una preoccupazione, dato l’evolversi della situazione negli ultimi anni, evidentemente fortemente condivisa anche da Iran e Turchia.

Le dure reazioni di Mosca

Molto dure infatti le reazioni di Mosca. Che, accodandosi alle dure dichiarazioni di Maduro, accusa gli Stati Uniti di condurre un vero e proprio golpe in sudamerica. Giunge intanto dal Cremlino la smentita di uno scoop della Reuters. Scoop secondo il quale Mosca avrebbe inviato a difesa di Maduro circa 400 uomini del Wagner Group. Una agenzia di contractor con forti legami con le elite del paese, spesso utilizzati in teatri in cui l’intervento di forze regolari è giudicato troppo politicamente rischioso. Come accade per esempio in alcune aree del teatro siriano. Una presenza comunque smentita da Dmitry Peskov, portavoce della Presidenza. Che nel corso di un programma televisivo russo ha categoricamente escluso un simile coinvolgimento di Mosca nel paese sudamericano.

Il monito di John Bolton

Intanto gli Stati Uniti di Donald Trump, attraverso il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, Lanciano un avvertimento. “Se ci saranno minacce contro Juan Guaidò, o contro i diplomatici statunitensi“,afferma infatti Bolton, “La risposta degli Stati Uniti sarà significativa”.

Insomma, mentre il mondo si divide, prosegue la dura crisi economica che ha piegato il Venezuela negli ultimi anni. Una crisi che ha portato al disotto del livello di povertà circa il 76% della popolazione, in una situazione di sempre maggiore fermento sociale, che sembra sfuggire al controllo del governo ogni giorno di più.

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