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Russiagate: chiuse le indagini del procuratore speciale Mueller
Esteri

Russiagate: chiuse le indagini del procuratore speciale Mueller

Arrivano a chiusura le indagini condotte dal Procuratore Mueller: Nessuna collusione. Non si esclude però l'ostruzione alla giustizia

Nessuna collusione con la Russia. Questo è quanto emergerebbe dall’inchiesta guidata dal procuratore speciale Mueller sulle presunte connessioni tra il Presidente Trump e il Cremlino. Tuttavia, nel riassunto dei risultati investigativi diffuso nella giornata di domenica dal Procuratore Generale William Barr – dato che l’investigazione vera e propria rimane al momento segretata – si afferma che l’inquilino della Casa Bianca non ha avuto relazioni con funzionari russi nel corso della sua campagna elettorale. Ma pur non arrivando ad affermare che il Presidente ha commesso il reato di ostruzione alla giustizia, non lo si scagiona completamente di questa seconda accusa. Secondo il procuratore, però, gli elementi raccolti non sarebbero sufficienti a provare al di là di ogni ragionevole dubbio una condotta illecita di Donald Trump. Quest’ultimo, commentando la chiusura delle indagini, su Twitter scrive “Nessuna collusione, nessuna ostruzione. Completa e totale assoluzione”, spingendosi in realtà oltre a quanto sostenuto nel report delle indagini diffuso.

Strada sgombra per la ricandidatura nel 2020

Indagini che a 2 anni dalla loro apertura arrivano quindi a chiudersi, aprendo a Donald Trump la strada per una ricandidatura alle presidenziali del 2020, nonostante il persistere della possibilità che il Presidente debba affrontare lo spettro di ulteriori azioni legali o di iniziative del Congresso.

I risultati dell’inchiesta del Procuratore Mueller

Le indagini del Procuratore Speciale Mueller hanno infatti portato alla messa in stato d’accusa di 37 persone6 dei quali associati al Presidente Trump26 cittadini russi e tre compagnie con base in Russia.

Sette imputati si sono dichiarati colpevoli delle accuse mosse verso di loro, e l’ex responsabile della campagna elettorale Paul Manafort ha ricevuto una condanna in tribunale per frode bancaria ed evasione fiscale. E se le indagini condotte da Mueller arrivano quindi a chiusura, rimangono tuttora aperti diversi fascicoli i cui sviluppi investigativi potrebbero arrivare ad intralciare le ambizioni di una seconda candidatura dell’attuale Presidente.

Numerose le inchieste ancora aperte

Una di queste riguarda una presunta cospirazione condotta dai russi e tesa ad avvelenare il clima politico negli Stati Uniti attraverso la diffusione condotta via Web di notizie false o l’esaltazione di alcuni avvenimenti. Una propaganda attraverso la quale sfruttare linee di frattura già presenti nella società statunitense, nel tentativo di polarizzare ulteriormente la situazione politica e diminuire così il capitale sociale del paese.

Un altro è quello che vede sotto accusa l’ex consigliere di Trump Roger Stone, secondo la procura implicato con la diffusione dei dati sottratti dalla convention democratica durante la campagna elettorale che ha portato Trump alla vittoria.

Toccherà al Procuratore di New York continuare ad indagare sulle informazioni fornite dall’ex avvocato del presidente Michael Cohen, che accusa ora il presidente di avere saputo dei contatti tra il suo staff e alcuni funzionari russi, e che fosse a conoscenza del fatto che due donne erano state pagate per non divulgare informazioni sui rapporti avuti con il Presidente, quando lui era già sposato con Melania.

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