Orrore in Libia, rinchiusi tra la spazzatura: migranti accusano ONU
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Orrore in Libia, rinchiusi tra la spazzatura: migranti accusano ONU

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L'UNHCR avrebbe "chiuso un occhio" di fronte agli orrori che vengono perpetrati nel centro di detenzione di Zintan. L'ONU e UE cercano di difendersi.

Mentre si discute se la Libia sia o meno un porto sicuro (era lì che la Sea Watch 3 avrebbe dovuto far sbarcare i migranti soccorsi in mare), nell’area desertica ad occidente del Paese centinaia di profughi africani sono stati trattenuti per mesi in un hangar pieno di spazzatura coperta di larve e con fogne a cielo aperto. Queste persone sono state costrette a dividersi un paio di secchi d’acqua e chi è riuscito a sopravvivere rivela che gli era concesso un misero pasto al giorno. Più di 20 migranti sono morti per malattia e denutrizione.

L’orrore in Libia

I legali dei sopravvissuti hanno puntato il dito contro l’UNHCR, accusando l’agenzia dei rifugiati dell’ONU “di chiudere un occhio” davanti a questo orrore o “di rispondere troppo lentamente alle loro richieste di aiuto”. L’agenzia delle Nazioni Unite nega di non essere intervenuta, sostenendo in sua difesa di non essere riuscita ad accedere in tutte le parti della struttura incriminata, che sorge a Zintan, gestita da una delle tante milizie libiche.

Come riporta l’Associated Press, “finanziati e formati dall’UE” le guardie di frontiera libiche hanno intensificato gli sforzi per impedire ai migranti di imbarcarsi nel Mediterraneo.

Di conseguenza, migliaia di profughi rimangono intrappolati in un Paese gettato nel caos a causa della guerra civile. Stando a quanto riferiscono alcune organizzazioni dell’ONU o che si occupano della difesa dei diritti umani, almeno 6mila persone sono rinchiuse in dozzine di strutture di detenzione simili a quelle di Zintan gestite da milizie accusate di violenze e torture.

La task force

Rispondendo ad alcune domande dell’AP, l’Unione europea ha spiegato che esiste una task force congiunta tra Unione africana e Nazioni Unite che sta cercando passaggi più sicuri per i migranti al di fuori della Libia. Nonostante questo, finora poco o nulla è cambiato come conferma lo scandalo nel centro di Zintan.


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Paola Marras
Di origine sarda ma nata e cresciuta a Roma. Dopo la maturità classica ho studiato "Scienze politiche" all'Università La Sapienza. Scrivo quotidianamente sul web per testate e blog dal 2006, giornalista dal 2009. Mi sono sempre occupata di servizi di approfondimento e d'inchiesta, alcuni scelti come fonte di Wikipedia, di libri e testi universitari mentre altri sono stati tradotti all'estero. Autrice anche di qualche scoop. Dal 2018 lavoro a tempo pieno per Notizie.it. Progettista Web e "Tecnico Superiore per la Comunicazione e il Multimedia", ho una profonda conoscenza del mondo internet e per questo non sono sui social.
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