Marò, Azzarello rivendica la giurisdizione per l’Italia
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Marò, Azzarello rivendica la giurisdizione per l’Italia

I due marò italiani, accusati di aver ucciso due pescatori indiani

Italia e India si contendono la giurisdizione sul caso dei due marò italiani. Azzarello: "in India il giudizio ha preceduto le accuse". Balasubramanian: "Uniche vittime sono i due pescatori".

Al via l’ultima sentenza che stabilirà chi tra b>India e Italia sarà chiamato a giudicare la vicenda dei due marò italiani. Aprono il procedimento i rappresentanti governativi dei due Paesi, l’ambasciatore Francesco Azzarello per l’Italia e il sottosegretario agli Esteri Balasubramanian per l’India.

Azzarello: “per l’India sono già colpevoli, dobbiamo essere noi a giudicare”

Entro sei Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sapranno da che stato dovranno essere giudicati. I due marò sono accusati di aver ucciso, sette anni fa, due pescatori indiani scambiati per pirati al largo di Kerala. Da allora Italia e India si contendono la giurisdizione del caso.

Azzarello non ha dubbi: i due sono funzionari italiani che erano impiegati su una nave battente bandiera italiana. In più si trovavano in acque internazionali, dunque immuni dalla giustizia straniera. Inoltre l’India li ha giudicati colpevoli prima ancora che venissero accusati. Senza contare i continui rinvii del processo e l’invenzione di speciali procedure che violavano la stessa Costituzione indiana.

Per questo secondo lui deve essere l’Italia a giudicare il caso, assicurando anche l’impegno a facilitare partecipazione e rappresentanza delle famiglie dei due pescatori uccisi.

E’ di altro parere il rappresentante di Delhi.

Le uniche vittime sono i due uomini che hanno perso la vita a bordo di una nave che aveva piena legittimità di operare in quella zona. L’Italia avrebbe pertanto infranto la sovranità indiana nella sua zona economica esclusiva. Per lui deve essere l’India a giudicare il caso, che “è materia di tribunali nazionali e non dell’arbitrato internazionale”.

I due marò furono trattenuti per anni a Delhi senza alcuna imputazione, ma ora è stato loro concesso di tornare in patria in attesa della sentenza. L’Italia si è comunque impegnata a rimandarli in India qualora l’arbitrato le concedesse la giurisdizione.

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